Bachi da seta contro la marijuana

Nelle montagne che circondano Kapangan (una cittadina di 18mila abitanti nel nord
dell’arcipelago) un tempo note per essere uno dei principali centri di coltivazione della cannabis, sta prendendo piede la sericoltura

Kapangan (Filippine) - Forse sarà il baco da seta a sconfiggere la marijuana nelle Filippine: nelle montagne che circondano Kapangan, una cittadina di 18.000 abitanti nel nord dell’arcipelago, un tempo note per essere uno dei principali centri di coltivazione della cannabis indica, sempre più gelsi bianchi - l’habitat del prezioso insetto - hanno preso il posto delle piantine dalle lunghe foglie verdi e resinose. Così, anche il colore delle montagne sta cambiando. "Abbiamo iniziato a scollarci di dosso quell’etichetta", dice Roberto Canuto, sindaco di Kapangan. "Vogliamo essere conosciuti per qualcos’altro, magari come capitale della seta del Paese", aggiunge.

La sericoltura è stata introdotta in nove dei 15 villaggi di Kapangan, nella provincia di Benguet, nel 2004 e da allora alcuni agricoltori hanno iniziato a piantare gelsi bianchi, delle cui foglie si nutrono i bachi da seta importati da Cina e Giappone. Il successo delle prime colture sperimentali, che hanno prodotto quest’anno circa 25 chilogrammi di seta grezza, venduta a 50 dollari al chilo, ha indotto molti altri contadini a voler entrare nel nuovo affare. "Potrebbe essere l’alternativa perfetta alla marijuana... Potrebbe darci il danaro in più, senza correre rischi", dice Wilbur Teofilo, capo di una cooperativa agricola locale che si sta rapidamente riconvertendo alla sericoltura.

Secondo Fe Donato, un funzionario dell’Autorità per lo sviluppo dell’industria delle fibre, il progetto sericoltura nel giro di due anni potrà portare a produrre fino a 2.000 kg di seta grezza all’anno, che si tradurrebbe in centinaio di migliaio di dollari in più nei magri bilanci del contadini. Quasi nessuno di loro ammette che prima arrotondava i guadagni coltivando la marijuana, un lavoro relativamente facile e redditizio, anche se rischioso perchè illegale.

Un’attività, come ha sottolineato un rapporto del dipartimento di stato americano di quest’anno, che invece ha ripreso vigore nelle Filippine, sia nel nord, sia nelle isole meridionali dove gli sforzi del governo per sradicare le coltivazioni sono resi più difficile dalla guerriglia dei ribelli maoisti o separatisti islamici.