Dal bacio di Andreotti a Scarantino, quante bufale dai pentiti

Da Massimo Ciancimino, che ben ricorda quando Bernardo frequentava casa sua nel ’70, epoca in cui lui di anni ne aveva appena sette, a Gaspare Spatuzza, che data il fatidico incontro in cui Giuseppe Graviano gli disse che i referenti politici di Cosa nostra erano il premier e il senatore Dell’Utri alla fine del 1994, quando Graviano e il fratello erano già da quasi un anno ospiti delle patrie galere.
Benvenuti alla fiera delle bugie. Anzi, per dirla alla siciliana visto che molti siciliani sono, delle «minchiate» bell’e buone, che complice quella macchina infernale che possono diventare i pentiti senza i dovuti riscontri sono le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia. Stilare una hit parade, compilare una classifica di quella che può essere considerata la «bufala» del secolo non è impresa affatto semplice, tali e tante, praticamente in tutti i processi, sono le incongruenze, le balle madornali a volte che gli ex criminali santificati dalla collaborazione con la giustizia sono capaci di sparare. Qual è la più grande? Quale la più meritevole del premio?
Ricordarle tutte è impossibile. Ma doveroso, quello sì, ricordare le «minchiate» che hanno fatto epoca, solo per il clamore causato quando sono state sparate. Nel palmares non può mancare il bacio dei baci, quello tra Totò Riina e il sette volte presidente del Consiglio Giulio Andreotti, copyright Balduccio Di Maggio, ex super-pentito finito nella polvere perché mentre campava a spese dello Stato era tornato a delinquere e a commissionare omicidi: «Appena io e Riina entrammo nel salotto Lima e Andreotti si sono alzati e Riina li ha salutati con un bacio sulle guance, uno a destra e l’altro a sinistra». Smack, smack. Peccato che quel bacio mai sia stato scoccato, come ha riconosciuto la stessa sentenza che ha mandato assolto il senatore, non ultimo buon motivo il fatto che Andreotti, il giorno scelto dal pentito per il rendez vous con coppola, era in altre faccende affaccendato.
Macchina infernale, i pentiti. I bei tempi in cui a ogni esternazione del collaborante seguivano puntuali riscontri – vedi Giovanni Falcone, che sbugiardò il falso pentito Giuseppe Pellegriti che accusava il proconsole di Andreotti in Sicilia Salvo Lima incriminandolo per calunnia - sembrano lontani anni luce. Il pentito parla, ed è già un riscontro il fatto che altri due collaboranti dicano la stessa cosa che dice lui. Vera o falsa che sia poco importa.
E dunque via, parole in libertà. Che se poi distruggono la vita di un uomo, come successo ad Enzo Tortora, che importa. Ma torniamo all’hit parade. Il bacio dei baci senza dubbio merita uno dei primissimi posti nella classifica. Ma anche le balle madornali di Vincenzo Scarantino, su cui sono stati imbastiti i processi per la strage di via D’Amelio, quella in cui furono uccisi il giudice Paolo Borsellino e cinque agenti della sua scorta, non sono mica da ridere. Scarantino, personaggio alquanto dequalificato di suo anche quando dalle procure era tenuto in palmo di mano, disse di avere rubato lui l’auto imbottita di tritolo e fece una serie di nomi. Oggi, a smentirlo in maniera tranchant, tanto che i processi rischiano di dover essere azzerati e rifatti, è un altro pentito che piace tanto alle procure, quel Gaspare Spatuzza detto «u tignusu» diventato quasi santo non tanto quando ha smontato i processi per la strage di via D’Amelio ma quando ha accusato Berlusconi e Dell’Utri. Perché poi sia credibile quando accusa e non quando, agli stessi pubblici ministeri, mette a verbale «non conosco i politici, non capisco niente di politica» è un mistero. Come mistero è perché madornali imprecisioni di date non siano riscontro di inattendibilità ma banali lapsus, dimenticanze.
Dimenticanze, amnesie. Come quelle che affliggono il non ancora pentito ma impropriamente usato come tale Massimo Ciancimino, last but not least, partecipante a pieno diritto di questa speciale classifica. Guardate cosa diceva giusto qualche mese fa, intervistato dal Giornale: «Io a Silvio Berlusconi mafioso non ci credo. Né papà mi ha mai detto qualcosa al riguardo. Glielo chiesi tre o quattro volte, e rispose sempre allo stesso modo: “È fuori da tutto”. Per certo so che Berlusconi era piuttosto una vittima della mafia...». «Per certo», appunto. E infatti «per certo», adesso, inventa accuse nuove a ogni show d’aula.