Il bacio che piace a Saffo e fa inorridire Repubblica

Le effusioni lesbiche difese dai progressisti come simbolo dell’amore libero sono condannate politicamente come &quot;atto prostitutivo&quot;. Perché?<br />

Quelli che potete leggere in questa pagina, qui accanto, sono versi mirabili e ammirati di Saffo, poetessa che praticava l’amore con le donne in assoluta serenità e felicità più di due millenni fa. Nata nel 640 a. C., morta nel 570, Saffo era infelice quando le amate Attis, fanciulla acerba, o Anattoria, erano lontane, come rivela lei stessa presa dalla malinconia: «Tramontata è la luna e le Pleiadi/ a mezzo è la notte;/ il tempo trascorre;/ e io dormo sola».
Amante Saffo, e amata, prima voce della poesia amorosa nella storia dell’umanità. Amori saffici o amori? Amore e basta.
In età cristiana abbiamo letto degli amori di Dante, di Petrarca, di Leopardi. Ma ci siamo emozionati anche alla lettura degli amori omosessuali di Michelangelo, di Shakespeare, giù giù fino a Umberto Saba, Pier Paolo Pasolini, Sandro Penna e anche Amelia Rosselli, lesbica. Legittimamente lesbica.

Viva Saffo. E, d’altra parte, il trionfo di Saffo è stato certificato non più di tre o quattro giorni fa con le euforiche prime pagine di tutti i giornali, Repubblica in particolare, che inneggiavano alla conquista, nello Stato di New York, dei matrimoni gay con il compiacimento per diritti finalmente conquistati. Viva Saffo e, in grandi fotografie, due giovani ragazze che si baciano. Immagino l’espressione dei cardinali Tettamanzi e Scola, immagino la reazione di chi ha scelto il matrimonio come sacramento e ha concepito la famiglia come fondamento della società. Valori superati per l’opinione pubblica democratica e per i giornali progressisti, una conquista di libertà, una lotta per la parità dei diritti.

Altro che famiglia! Viva Saffo.
Con quale stupore allora ho letto, l’altroieri, tra lo scandalizzato e l’indignato, l’articolo di Repubblica a firma del clericale Piero Colaprico dal titolo «Bacio saffico Ruby-Minetti per il premier» con il sottotitolo «Il Pm Forno: Karima una ragazza sofferente, tutti sapevano che era minorenne». Come Attis, dunque. Viva Saffo. E per chi ha letto e ammirato Saffo, Saba, Pasolini, Penna, i desideri e gli istinti amorosi negli adolescenti e nei ragazzi quando iniziano? E sono spontanei o forzati? E danno piacere o sofferenza?
Io, come molti ragazzi, ho iniziato a 13 anni. I primi baci - forse Colaprico non lo sa - si danno a 12, 13, 14 anni a uomini e donne, indistintamente, seguendo inclinazioni e desideri nel pieno riconoscimento dei diritti conquistati con la libertà sessuale. Due ragazzi possono baciarsi come due ragazze. Nella insidiosa ricostruzione del pm Forno, Ruby non bacia, non decide spontaneamente, come tutti i ragazzi, ma è «stata coinvolta a febbraio in un bacio saffico con la Minetti». E che c’è di male? Il bene è nel fatto che lo abbia fatto per desiderio, attrazione, piacere, giustificati dalla grazia della Minetti, più bella di Ruby. O Forno lo vuole negare?

E vuole negare le conquista di libertà amorosa che finalmente ci restituiscono alla stessa civiltà dei tempi di Saffo?
E perché vedere due donne che si baciano - come tutti abbiamo visto su Repubblica e su altri giornali le due ragazze lesbiche che si baciavano per festeggiare il riconoscimento dei loro diritti - ha nella mente turbata del Forno «una connotazione di tipo prostitutivo»? Cosa c’entra? Forse il Forno vuole incriminare anche Francesco Hayez, il grande pittore romantico per Il bacio (dipinto che forse perfino lui ha guardato senza pensare alla prostituzione)?
Come si può ridurre Saffo alla formula - offensiva per chi osserva l’armonia e la bellezza di quei baci esattamente come chi ne legge l’emozione nei versi di Saffo - «il fruitore finale aveva interesse per quel tipo di condotte, lesbo e spinte»? Come si può usare un linguaggio così impoetico e bugiardo? Come si può essere così repressivi e contro la libertà per cui tutti hanno esultato? Il tribunale di Milano è forse un tribunale religioso che assolve o condanna in base a una morale che non è la morale?

Ed è lecito chiosare maliziosamente, umiliando il piacere e l’amore che Saffo ha così bene illustrato, che «il bacio con la consigliera regionale non è una invenzione della ragazza»? E perché dovrebbe essere un’invenzione? E cosa c’è di male? E cosa c’entra la prostituzione? E se, assistendo, così come si paga uno spettacolo, Berlusconi avesse ricompensato la ragazza o le ragazze, dove sarebbe il reato? La generosità è un reato? Io pago per vedere una cosa che mi piace. Dov’è la prostituzione? Tutti quelli che ogni giorno vanno in locali notturni per assistere a spogliarelli devono essere incriminati per prostituzione? E se uno mette in scena, a casa sua, le poesie di Saffo compie un reato? Baciando la Minetti, con chi si è prostituita Ruby? E perché il suo bacio non doveva essere spontaneo? Mi fa schifo il pensiero di Forno, mi fa schifo una giustizia moralistica.

Conosciamo storie di persone umiliate da questo pubblico ministero che nega bellezza, poesia e libertà, e che vede violenza e sofferenza dove non ci sono. Già aveva accusato un padre innocente di avere violentato la figlia. Non era vero e Forno non ha pagato. E ancora continua a inventare crimini. Un bacio saffico! Aspetto che in difesa di Saffo, di Ruby, della Minetti e anche di Berlusconi e di Pasolini, dicano qualcosa tutti quelli che hanno esultato per la decisione dello Stato di New York sui matrimoni gay-lesbo, tutti quelli che hanno partecipato ai gay pride. Aspetto che Vladimir Luxuria rivendichi la dignità di qualunque scelta amorosa, la libertà di eros nella armonia, nella licenza, nella trasgressione, riconducendo tutte forme d’amore alla normalità contro i moralisti, contro quelli che processarono Aldo Braibanti. Lo chiedo anche a Emma Bonino, a Marco Pannella, in perpetua lotta contro l’oscurantismo in nome della poesia, in nome dell’amore, in nome delle emozioni.

Con Saffo, con Michelangelo, con Pasolini e anche con Berlusconi, che non è l’uomo nero e che, nella libertà delle scelte, ha la sessualità che sente e che vuole, cui ognuno ha diritto. Di amore si parla, di eros, non di «condotte».
Capito, Forno? Viva Saffo. Viva la libertà amorosa. Anche di Ruby felice nei baci, come tutti quelli che si baciano. Non «sofferente». Non attribuisca Forno ad altri i propri turbamenti.