Il bacio tra gay è casto a prescindere

Continuano a bruciare tanti boschi della Penisola, le autostrade s’ingorgano come vecchi tubi, il governo fa stringere i cuori e le cinghie, ma l’Italia s’infiamma per la presunta vessazione subita da due giovani gay. Vessazione che non c’è stata, se in questo Paese hanno ancora un briciolo di valore i verbali dei carabinieri. Potenza del «politicamente corretto». I mezzi d’informazione e il mondo della politica si stimolano a vicenda ed è tutto un ribollire di dichiarazioni, invettive per quello che passerà alle cronache come «l’incontro del Colosseo».
Incontro fra omosessuali, di notte, all’ombra delle pietre che richiamano frotte di turisti e pattuglie di carabinieri che debbono garantire la sicurezza di tutti. E proprio una pattuglia dell’Arma ha sorpreso i due giovani gay. Questi sostengono che si stavano soltanto baciando, i militari affermano che stavano compiendo quelli che in gergo tribunalizio si chiamano «atti osceni» e li hanno denunciati.
Un caso banale, da piccola pretura ma il mondo politico si è subito infiammato. A senso unico, ovviamente. Esponenti delle sinistre di ogni gradazione hanno attaccato i carabinieri tratteggiando il quadro di un’Italia ferocemente omofobica, scatenata nella caccia alle streghe gay, un’Italia in cui, di questo passo, secondo un deputato Ds, si arriverà a mozzare le teste ad omosessuali e lesbiche. Un delirio. Terribile. Terribile, soprattutto, che una versione di parte sia stata subito assunta come verità rivelata e indiscutibile. Nessuno di coloro che sono intervenuti con tanta foga era presente all’incontro del Colosseo, nessuno ha promosso indagini specifiche e accurate; no, tutti hanno bevuto la versione politicamente utile per la bagarre e l’hanno risputata. E non finisce qui: giovedì notte a Roma si ritroveranno a migliaia gay e lesbiche e, per sostenere la causa dei due omosessuali denunciati, si baceranno in pubblico. Si troverà modo di istituire un Gay Pride settimanale, versione politicamente corretta del sabato fascista.
In verità, è scattata una sorta di «presunzione angelica» a favore dei gay. È vero, gli omosessuali hanno spesso subito, specie in passato, discriminazioni e abusi, ma non ha senso «risarcirli» garantendo loro, a prescindere, la libertà di dire e di fare quel che vogliono, sempre e comunque. Non sono cittadini di seconda categoria, ma nemmeno dei super cittadini. Specie d’estate, sono migliaia gli eterosessuali silenziosi che incappano nelle denunce per atti osceni. Saranno le temperature elevate, saranno i cieli stellati e le notti luminose, ma capita molto spesso che amanti sventati siano colti in intimo colloquio, come dicevano i cronisti d’un tempo. Anche quegli amanti sostengono sempre che si stavano soltanto scambiando un bacio, ma nessuno organizza fiaccolate per loro, costretti a fare i conti con mogli, mariti e padri quando arrivano le carte del procedimento penale.
Ma i gay sono un’altra cosa e sono loro a dirlo, a pretenderlo. I volgarissimi amanti etero non hanno la solidarietà di nessuno, ma per i gay il Comune di Roma crea un centro che garantisce soccorso e aiuto affidandone la gestione all’Arcigay. Chissà quanti sventurati a Roma avrebbero bisogno di un eguale centro di soccorso, ma i derelitti sono diversi, banali e politicamente non rendono nulla.
I gay hanno avuto anche la solidarietà vibrante di Rosy Bindi, di Livia Turco e di Barbara Pollastrini, che non hanno esitato un istante a bollare il presunto eccesso di zelo dei carabinieri. Sono ministre della Repubblica, dovrebbero avere rispetto per un’istituzione come l’Arma e comunque dovrebbero avere il buon senso di aspettare le conclusioni della magistratura prima di sputare condanne. Dovrebbero fingere almeno di cercare la verità, non sfogare i loro livori per le forze dell’ordine. Ma bisogna capirle, direttamente o indirettamente corrono per la guida del Pd, non possono lasciarsi scavalcare su un tema così ghiotto per il marketing politico.