UN BACO CHE SA BUCARE IL SILENZIO

Ogni tanto - chi naviga con noi Sulla cresta dell’onda lo sa - in quest’oasi dedicata alla radio, ci facciamo un po’ i fatti nostri. Succede in particolare quando mi capita di essere invitato in qualche trasmissione radiofonica, potendone così raccontare in diretta i retroscena e i dietro le quinte. Credo sia una fortuna così grande da meritare di essere immediatamente messa in comune con i lettori che navigano insieme a noi sulle onde radio.
Qualche giorno fa, ad esempio, mi è toccato essere ospite del Baco del millennio, l’approfondimento della mattina di Radiouno, in onda ogni giorno, dal lunedì al venerdì, dalle 10,35 alle 11,45. Penso che il Baco sia probabilmente il miglior approfondimento in circolazione, capace di dare voce a tutte le posizioni e di essere una macchia di colore in una radio forse troppo monocromatica e uguale a se stessa. Sicuramente, il fiore all’occhiello di Radiouno, insieme al ComuniCattivo.
Però, certo, anche gli autori del Baco hanno le loro idee. Che spesso non sono le mie. Spesso, sono un po’ troppo politicamente corrette, un po’ troppo buoniste. Però, come mi è già capitato anche in passato, quando era ospite anche uno splendido animale radiofonico come Arnaldo Bagnasco - stessa ora, stessa radio, stesso programma - ho avuto assoluta libertà di parola, in una specie di oasi radiofonica dove si respira aria buona, l’acqua è fresca e l’ombra assicurata. Insomma, un bel posto di radio.
L’ultima volta, addirittura, siamo andati oltre. Si parlava del Mediterraneo come confine e di immigrazione e, nel mio turno di collegamento, ero ospite in compagnia del responsabile immigrazione dell’Arci Liguria Walter Massa, uno con cui polemizzo spesso e volentieri, dallo splendido osservatorio sul mondo che sono le pagine di Genova e della Liguria di questo Giornale.
Ecco, il Baco ha fatto il miracolo, perchè due come Massa e me, che solitamente sono avversari e polemizzano, anzichè andare a cercare le cose che li dividono sono andati a cercare quelle che li uniscono. E, sia ben chiaro, non perchè ci fossimo messi d’accordo prima, perchè ce l’avesse consigliato qualcuno della redazione, o perchè siamo stati contagiati da un clima ecumenico.
Abbiamo detto cose che ci univano, anzichè baccagliare su quello che ci divide - ovviamente senza recedere dalle rispettive idee - perchè siamo stati ad ascoltare l’interlocutore, come spesso succede al Baco. Ecco, ci troviamo di fronte a una trasmissione in cui si ascolta anzichè parlare e basta. A me sembra una roba rivoluzionaria.