Il Bacon miliardario della raccolta Tettamanti

Il gusto sicuro e l’occhio lungimirante di Riccardo Tettamanti, collezionista milanese scomparso a 81 anni nel marzo del 2005, sono stati premiati. In quasi 50 anni di appassionato accumulo aveva composto nel suo appartamento milanese una delle più rimarchevoli collezioni di arte contemporanea, che spaziava dal primo dopoguerra agli artisti più giovani. Rothko, Wesselman, Paolini, Mertz, Burri, Fontana, Beuys, Manzoni, Schnabel, la lista era completa, e arrivava fino a Gursky, Arienti, Schifano, Toderi e Bartolini. Dopo la sua scomparsa, l’intera collezione è stata messa all’asta. Così la settimana scorsa, a Londra, Christie’s ha presentato capolavori sui quali nessuno da decenni aveva posto occhi indiscreti.
Come tutti i veri collezionisti, Tettamanti aveva criteri precisi negli acquisti: un solo pezzo per artista, ma veramente rappresentativo. E nulla veniva esposto in pubblico, né a mostre né in musei. Ma era sempre pronto ad accogliere con la moglie Carla chi desiderasse ammirare i muri della sua casa coperti di pezzi importanti. Adesso alcune opere, come un magnifico Sacco e Rosso del 1959 di Burri (battuto per 2.909.088 euro) o Kounellis e Jim Dine torneranno in Italia in importanti collezioni private, mentre altre andranno in America e in Russia. Battuti i record mondiali per 4 artisti della collezione: Alberto Burri, Mark Rothko, Anselm Kiefer e Keith Haring, in una sala affollatissima. È la testimonianza di quanto la passione di Riccardo Tettamanti, la sua instancabile energia fossero sempre tese a cercare il meglio, e anche di quanto l’Italia sia un vivace punto d’incontro e di scambio per l’arte contemporanea. Non c’era mostra che non vedesse Tettamanti presente, non c’era artista che non fosse fiero di avere lavori nella sua collezione, non c’è gallerista internazionale che non abbia avuto a che fare con lui. Sicuramente la scena dell’arte è cambiata e il desiderio di investimenti proficui fa sì che si guardi agli acquisti con spirito diverso. Tettamanti aveva come unico scopo la ricerca del pezzo perfetto per una collezione concepita per un appartamento borghese. Nella stessa asta lo Study for Portrait II, del 1956 di Francis Bacon appartenuto a Carlo Ponti, ha toccato i vertici di 21.198.240 euro, il secondo prezzo mai pagato per un’opera d’arte del dopoguerra in un’asta e il record per Bacon.