Una badante per riconciliarsi con la vita

Insieme ai precedenti Fotografia di una stanze e Il mio amico Baggio, La badante di Cesare Lievi compone una trilogia sul tema dello straniero che si rivela quanto mai attuale. Ed è proprio quest’ultima pièce - già accolta da grande successo in giro per la Penisola e aggiudicatasi il Premio Ubu 2008 come migliore novità italiana - quella più sintomatica di tensioni, bisogni e vuoti affettivi che sembrano ricalcare alla perfezione situazioni diffuse e fin troppo ordinarie. Ciò malgrado questo lavoro, diretto dallo stesso Lievi e impreziosito da un ottimo cast che trova in Ludovica Modugno una prima attrice di straordinario vigore espressivo, non disdica un simbolismo di fondo che, con scarti persino surreali, sa riempire di poesia un quadro di relazioni umane assolutamente credibile.
Una vecchia signora ricca e scorbutica (la Modugno) vive in una bella villa sul lago di Garda. I figli non hanno tempo di assisterla e così arriva ad occuparsi di lei un’ucraina dal fare semplice e schietto (Giuseppina Turra). Se dapprincipio la relazione tra le due donne non è facile, via via che il tempo passa l’anziana madre, sempre più sola, malata e in preda ai ricordi, capisce che quella presenza «altra», lontana ed estranea rappresenta l’unico suo «gancio» con la realtà e la vita; l’unica persona che le dia affetto, che l’ascolti, che le permetta di tessere il filo delle sue memorie.
Costruita come un crescendo di emozioni sottili che portano la protagonista a una progressiva presa di coscienza, la vicenda non può dunque che approdare a un colpo di scena forse annunciato: delusa dall’indifferenza dei figli, quella madre sofferente e ferita deciderà di lasciare tutti i suoi averi alla badante, riconoscendole un ruolo affettivo determinante. E qui sta il messaggio più incisivo di Lievi: il premio finale a quella povera donna è un modo per dire sì allo scambio, all’incontro tra mondi lontani, all’osmosi di culture ed esperienze.
«La nostra società - si legge nelle note dello spettacolo - sembra un corpo vecchio come quello dell’anziana protagonista; un corpo che sembra potersi rianimare solo con l’innesto vitale e incontaminato di persone ancora immuni dalla folla corsa al benessere che ci ha reso aridi e sterili».
Al teatro Valle da martedì 31 marzo al 9 aprile