Bagarini, baratto e fai da te Tutti i mondiali senza biglietto

Aste su Internet, scambi telematici e chip per modificare i dati personali. E poi i soliti «piazzisti»

Roberto Bonizzi

Aste su internet. Scambi telematici. Chip per modificare i dati personali. Società di intermediazione che procurano posti su ordinazione. Vista così sembra una spy story, ma per assistere alle partite del mondiale senza avere il biglietto i metodi migliori, oltre alle nuove possibilità offerte dal web, sono quelli tradizionali. Piazzarsi fuori dallo stadio, con ore d’anticipo, esibendo improvvisati cartelli scritti a mano: «Need tickets-Tickets suchen». Il look giusto? Maglietta della squadra d’appartenenza, faccia triste, una storiella semplice ma efficace da poter essere tradotta in più lingue («Il biglietto ce l’avevo, giuro, me l’hanno rubato sul treno. Come al figlio di Lippi...»). Fondamentale, per chi può, un’amica-fidanzata-sorella di bell’aspetto che possa attirare l’attenzione del tedesco medio. Le svedesi sono specializzate: girano vestite del pezzo sopra del bikini e la scritta «tickets» dipinta sulla pelle. Gli indigeni ci cascano, con i soldi incassati per il biglietto possono riempirsi di birra e vedere la partita al pub, e le fanciulle entrano allo stadio. Unica variabile: prezzo da concordare, ma con meno di 200 euro niente da fare. Nemmeno per un posto in piccionaia.
Per chi non ha tempo da perdere sono rispuntati fuori dagli stadi tedeschi i cari, vecchi, folkloristici bagarini. Girano divisi in gruppi nazionali. Ci sono anche gli italiani. Nei giorni scorsi sono stati intercettati ad Hannover, ma giurano che «con i tifosi italiani non si fanno affari. Chi viene qui il biglietto ce l’ha già, non è disposto a spendere troppo per vedere una partita». Stasera, nonostante tutto, saranno a Kaiserslautern. Nascosti dietro a finti cartelli da compratori, per aggirare i controlli dei poliziotti locali. Gli agenti della «polizei» sono stati sguinzagliati su ordine della Fifa e del comitato organizzatore che, però, all’interno degli stadi controllano poco o nulla. «Il bagarinaggio è ridotto al minimo. Nella maggior parte dei casi chi esibisce il biglietto lo ha prenotato e acquistato». Peccato, però, che ai tornelli le code scorrano troppo veloci per essere vere. «Controlliamo a campione» ammettono gli organizzatori. Poi basta esibire un documento d’identità e si entra comunque.
Lo sa bene Francisco Delgado. Arrivato in Germania pochi giorni fa da El Salvador, con tappa intermedia negli Stati Uniti durata 20 anni. Una fame di calcio vero che dura dall’ingresso da clandestino negli Usa e tanta voglia di rifarsi. Oggi, con le tasche piene, Francisco gira per le città del mondiale e acquista biglietti a qualsiasi prezzo pur di guardare la coppa del mondo dal vivo. «Sono emigrato in America da clandestino, poi ho aperto una ditta di costruzioni, ma non sono mai stato a posto con i documenti - racconta il tifoso -. Per 20 anni non ho mai avuto un permesso regolare e quindi non potevo uscire dal territorio degli Stati Uniti. Ho mantenuto la passione per il calcio, ma non ho mai avuto occasione di seguire le partite». A giugno la svolta. A Delgado viene concesso il permesso di soggiorno e quindi può lasciare il Maryland. «Mia moglie - dice - mi ha comprato di nascosto un biglietto aereo per la Germania. Solo che, povera donna, non immaginava che non avrei trovato i biglietti al botteghino».
Dallo sbarco a Monaco di Baviera Francisco si arrangia con i bagarini. «Giro con i soldi e le carte di credito in tasca: non rinuncerei per nessuna ragione a vedere una partita». Per Germania-Costarica, più cerimonia inaugurale, c’è stato da contrattare: «Mi si è avvicinato un tipo che mi ha apostrofato in inglese, poi siamo passati allo spagnolo, ma voleva fregarmi lo stesso. Voleva 1.200 dollari, gliene ho dati 800. Ho speso meno per il Messico: 350 dollari...». Povero Francisco, per semifinali e finale serviranno le carte di credito.