Bagdad, 5 autobombesimultanee in centro città:127 le vittime e 450 i feriti

Cinque esplosioni nella zona centrale della capitale irachena. Le deflagrazioni a pochi minuti di distanza l’una dall’altra: colpiti il ministero del Lavoro, l'università di Mustansiriya, il parco di Zawraa e una pattuglia di polizia

Bagdad - Ancora sangue su Bagdad. E' di almeno 127 morti e 450 feriti il tragico bilancio della serie di esplosioni, almeno cinque, che ha colpito la zona centrale della capitale irakena. Le deflagrazioni sono avvenute a pochi minuti di distanza l’una dall’altra: dai luoghi delle deflagrazioni si alza una lunga colonna di fumo.

Il tragico attacco Continua ad aggravarsi il bilancio della serie di esplosioni, almeno quattro, avvenuta nella zona centrale di Bagdad. Una fonte del ministero degli Interni iracheno ha riferito che almeno 127 persone sono morte e altre 450 sono rimaste ferite. Le deflagrazioni sono avvenute a pochi minuti di distanza l’una dall’altra. Nel quartiere di Dora, all’ingresso sud di Bagdad, un kamikaze ha fatto esplodere la sua auto imbottita di esplosivi contro una pattuglia della polizia davanti all’Istituto di tecnologia: sono morte quindici persone - tre poliziotti e dodici studenti - mentre ventitrè studenti sono stati feriti. Gli altri quattro attentati hanno riguardato il palazzo di giustizia nel quartiere occidentale di Mansour, il ministero del Lavoro di Palestine street, la sede del ministero degli Interni ad al Nahda e il mercato Rassafi a Shorja.

Le cause dell'attacco Le deflagrazioni colpiscono la capitale irachena dopo l’approvazione, domenica scorsa, da parte dell’Assemblea nazionale della legge elettorale che spiana la strada allo svolgimento delle seconde elezioni politiche dalla caduta del regime di Saddam Hussein nel 2003. Il modus operandi somiglia a quello degli attentati del 19 agosto e del 25 ottobre a Bagdad, che provocarono almeno 250 morti. Questi attentati furono attribuiti ad al Qaida. Malgrado le violenze in Iraq siano nettamente in calo, i ribelli riescono ancora ad organizzare attacchi particolarmente cruenti nel Paese. Il mese di novembre era stato così il mese meno "pesante" a livello di perdite dall’intervento armato sotto comando statunitense del 2003. Ma l’esercito degli Stati Uniti e il primo ministro iracheno Nouri al-Maliki avevano previsto una escalation degli attacchi con l’avvicinarsi delle elezioni, a inizio 2010. Il comandante delle truppe statunitensi in Iraq, Ray Odierno, aveva previsto una ripresa degli attacchi prima del voto e sottolineato che avrebbe potuto chiedere a Washington di posticipare il ritiro progressivo delle truppe se la situazione lo avesse richiesto.