Bagdad, bombe e morti durante la conferenza sulla sicurezza

Bagdad - Un'autobomba, guidata da un attentatore suicida contro un checkpoint a Bagdad, ha ucciso 26 persone proprio mentre, a distanza di soli tre chiilometri, si sta tenendo la conferenza di pace sull'Iraq a cui partecipano i cinque paesi membri del Consiglio di sciurezza dell'Onu e i paesi confinanti con l'Iraq. Lo rende noto un funzionario della sicurezza irachena. Sei i soldati iracheni rimasti uccisi nell'attentato, avvenuto nei pressi di uno degli ingressi alla enclave sciita di Sadr city, dove da giorni è in corso una vasta operazione militare contro la violenza settaria nel paese. L'esplosione è avvenuta a Mudaffer Square, a poca distanza da un posto di polizia, segnala un fotografo dell'Afp sul posto.

La Conferenza di Bagdad Gli Stati Uniti hanno chiesto ai Paesi confinanti con l'Iraq presenti alla conferenza di Bagdad di fare di più per impedire l'ingresso di armi e guerriglieri nel Paese e fermare la propaganda settaria che alimenta le violenze. "I vicini dell'Iraq e gli altri amici possono certamente fare di piu' per aiutare in questa transizione verso la stabilita' e la prosperita' del Paese", ha affermato l'ambasciatore Usa a Bagdad, Zalmay Khalilzad. "Sollecito tutti i vicini a respingere categoricamente il principio che una violenza selettiva contro certe categorie di iracheni o contro la Coalizione e le forze irachene sia accettabile", ha affermato il diplomatico. Un "sostegno vero e onesto alla stabilità dell'Iraq", ha avvertito l'ambasciatore Usa, non può prescindere dall'impegno deciso "a fermare il flusso di armi e guerriglieri e a far cessare la retorica e altre forme di propaganda che potrebbero incitare alla violenza". E del resto, ha insistito Khalilzad, nessuno dei Paesi presenti alla Conferenza, "avrebbe vantaggi da un Iraq disintegrato, tutti ne soffrirebbero molto".

Il monito del premier Al Maliki La conferenza internazionale sulla sicurezza dell'Iraq si era aperta con un monito del premier iracheno Nuri Al Maliki ai Paesi confinanti, le cui delegazioni partecipano al vertice di Baghdad. "Il terrorismo che pone in pericolo l'Iraq, minaccia allo stesso modo i nostri vicini e il mondo intero", ha affermato il capo del governo iracheno, prendendo la parola davanti ad ambasciatori ed alti funzionari dei cinque membri del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e di sette Paesi della Regione. "E' necessaria una risposta internazionale a questa sfida, e l'Iraq deve condurre questa battaglia, che implica tutti gli Stati della Regione, con l'aiuto dei suoi fratelli e dei suoi vicini", ha proseguito Al Maliki, che ha parlato di terrorismo come "epidemia internazionale", il cui "prezzo e' pagato dal popolo iracheno e dall'Iraq, che si trova in prima linea".