Bagdad, riapre dopo sei anni il museo nazionale

Dopo i saccheggi del 2003, mancano all'appello 6.000 reperti. Il premier Al Maliki sottolinea il significato simbolico della riapertura: «Siamo entrati nell'era della ricostruzione»

L'ultima apertura risale al luglio del 2003: l'allora governatore americano in Irak, Paul Bremer, visitò quello che rimaneva del museo nazionale, saccheggiato poche settimane prima, mentre il regime di Saddam Hussein crollava e i carri armati americani entravano a Bagdad. Poi, in fretta e furia, a causa di un attacco, sotto i colpi di mortaio, evacuarono il governatore e chiusero le porte del museo, che ieri ha riaperto per la prima volta dopo sei anni. Anche se per poche ore e soltanto per qualche fortunato vip. Nel saccheggio del 2003, avvenuto a pochi metri dai mezzi blindati americani (i vertici dell'esercito sono stati più volte criticati a livello internazionale per non aver saputo imporre ai soldati una reazione immediata) è costato all'Irak 15mila reperti: fantastici pezzi risalenti all'età della pietra, capolavori dell'arte assira, babilonese, di quella islamica dal valore inestimabile. Il museo è stato ora ristrutturato grazie a una donazione di 1,1 milione di dollari e il sostegno tecnico dell'Italia. Sono aperte otto delle sue 26 sale e il pubblico potrà accedervi per ora in gruppi organizzati. Soltanto 6.000 pezzi sono ritornati al museo: ritrovati in Perù, Svezia, Giordania, Stati Uniti... «Una piccola parte», ha detto il ministro del Turismo e dell'Archeologia Qahtan Abbas in occasione della storica riapertura che avviene in un momento di ottimismo nel Paese: la sicurezza è migliorata dal 2007, il numero degli attacchi quotidiani contro soldati americani, iracheni, contro i civili è diminuito. Poche settimane fa, la popolazione si è recata alle urne per le prime elezioni (provinciali) in tre anni e il voto si è svolto senza grandi violenze. Nonostante ci sia chi accusa il governo di aver voluto riaprire il museo troppo presto (manca ancora un sistema interno di sicurezza, un impianto anti incendio e di condizionamento, non tutti i reperti sono stati catalogati), il primo ministro Nouri Al Maliki, alla cerimonia di lunedì ha voluto sottolineare la carica simbolica dell'inaugurazione: «Abbiamo messo fine al vento nero (di violenza) e abbiamo incominciato la ricostruzione».