Bagdad: al Sadr ritira 6 ministri. Attacco a un checkpoint: 13 morti

La decisione del leader sciita anti-Usa mette in difficoltà il premier al Maliki. La decisione presa per protesta contro gli arresti di molti esponenti sciiti. I sunniti: "In guerra con al Qaida, uccide i nostri uomini"

Bagdad - Il leader radicale sciita Muqtada al Sadr si ritira dal governo di Bagdad. Il capogruppo di al Sadr in Parlamento, Nassar al Rubaie, ha annunciato oggi che il leader sciita ha ordinato ai sei ministri di governo del suo movimento di lasciare immediatamente il governo iracheno con la speranza che il loro mandato "venga affidato a personalità indipendenti che rappresentano la volontà popolare", ha detto al Rubaie, leggendo un comunicato inviato da al Sadr.

Il premier al Maliki in difficoltà Il ritiro rappresenta un duro colpo per il premier Nouri al Maliki, nominato alla guida dell'esecutivo di Bagdad con il sostegno del movimento di al Sadr. «Chiedo ad Allah di garantire al popolo iracheno un governo indipendente, senza occupazione, capace di fare il possibile per servire il suo popolo», afferma ancora nel comunicato al Sadr.

Protesta per troppi arresti Il leader radicale sciita avrebbe preso tale decisione per protestare contro l'arresto di numerosi suoi miliziani, avvenuto nell'ambito dell'operazione sicurezza lanciata dal governo e dalle forza Usa, e contro la mancata risposta del governo alla sua richiesta di stabilire un calendario per il ritiro delle truppe Usa. I sadristi contano sei ministri su 37 e 30 deputati su 275.

I sunniti: "In guerra con al Qaida, uccide i nostri" "Basta con al Qaida, sono due anni che non fa altro che uccidere la nostra gente. Non possiamo più continuare a stare zitti", lo ha detto alla tv satellitare araba al Jazeera Ali Hatem, un importante capo tribù della provincia sunnita di al Anbar, tradizionalmente terra ospitale per l'internazionale del terrore che fa capo ad Osama Bin Laden. La guerra, oramai aperta, tra le tribù sunnite e gli insorti iracheni da una parte e l'organizzazione di al Qaida, sembra abbia raggiunto il punto di non ritorno e sono sempre più frequenti le pubbliche prese di posizione nei confronti dell'organizzazione qaidista che annovera tra le sue file, combattenti in prevalenza 'arabì e non iracheni. Interpellato dall'emittente araba, Hatem , membro del Consiglio per la Salvezza dell'Anbar, ha negato che la loro guerra sia stata intrapresa per "recare vantaggio alle forze Usa oppure al governo di Bagdad", rivendicando "il legittimo diritto della gente di al Anbar di difendersi dall'aggressione dei membri di al Qaida".

"Fuoco amico" Usa: uccisi 3 agenti iracheni I poliziotti sono morti nel corso di un'operazione di rastrellamento dei militari statunitensi a Ramadi, roccaforte dei militanti di al Qaida. Il comando statunitense in una nota ha spiegato che i militari americani, presi di mira durante un'operazione di rastrellamento, hanno risposto al fuoco e che in un successivo accertamento è emerso che tre vittime erano poliziotti iracheni. La nota precisa che l'operazione "era stata coordinata e nessun poliziotto iracheno avrebbe dovuto trovarsi nell'area".

Attacco a un checkpoint: 13 morti Ribelli hanno attaccato un posto di blocco nel nord dell'Iraq e ucciso tredici soldati iracheni. L'attacco ha avuto luogo in un villaggio situato 50 chilometri a sudovest di Mosul. Si è trattato di un'imboscata preparata con cura: gli insorti si sono nascosti in un camion e hanno sparato sui militari iracheni a ridosso del posto di blocco, oltre ai morti ci sono anche quattro feriti.
E un elicottero Usa Oh-58D Kiowa Warrior è stato costretto ad un atterraggio di emergenza in Iraq dopo l'attacco dei guerriglieri. I due membri dell'equipaggio sono rimasti illesi, l'incidente si è verificato nei pressi di Mossul, a Nord di Baghdad. Intanto, almeno 30 cadaveri sono stati ritrovati nelle ultime 24 ore in zone diverse della capitale. Gran parte dei corpi non sono stati ancora identificati,molti avevano le mani legate e mostravano evidenti segni di tortura.