Bagdad sarà divisa come Berlino il Muro separerà sunniti e sciiti

«La Grande muraglia» di Bagdad, l’hanno soprannominata i soldati americani, riferendosi alla gigantesca barriera che dividerà gli sciiti dai sunniti in una delle zone più pericolose della capitale irachena. Dal 10 aprile i genieri Usa e i soldati iracheni stanno innalzando un muro alto tre metri e mezzo, che alla fine dell’opera sarà lungo quasi cinque chilometri e sigillerà il quartiere di Adhamiya, l’ultima roccaforte sunnita a est del fiume Tigri. La violenza settaria ha ormai diviso la capitale in due zone religiose: a ovest del fiume i sunniti, a oriente gli sciiti.
Adhamya non solo è un’enclave praticamente circondata, ma rappresenta il cuore degli insorti sunniti a Bagdad. Saddam Hussein era stato visto per l’ultima volta, osannato dalla folla, proprio in questo quartiere, mentre i marines entravano a Bagdad. La moschea sunnita di Abu Hanifa è una delle più importanti della capitale, dove si rifugiavano i profughi durante l’assedio americano di Falluja. Non solo: i sermoni dei religiosi sunniti hanno più volte infiammato gli animi trasformando la preghiera del venerdì in violente manifestazioni.
«Gli sciiti entrano nel quartiere e colpiscono i sunniti, che a loro volta organizzano rappresaglie nei quartieri avversari», ha spiegato al New York Times il capitano Scott McLearn, dalla base americana di Camp Victory, la più importante di Bagdad. Il muro «è una linea che dividerà sciiti e sunniti e servirà a diminuire la violenza fra vicini», ha sottolineato il capitano Marc Sambon, geniere dell’82ª divisione aviotrasportata Usa.
La «Grande muraglia» viene costruita con il buio e la prima notte sono arrivati una dozzina di trasporti eccezionali da Taji, una delle basi militari più imponenti dell’Irak, pochi chilometri a nord di Bagdad. I camion trasportano ogni notte barriere che pesano 6300 chilogrammi e vengono assemblate una dopo l’altra, con l’aiuto di grandi gru. A fine mese il muro sarà completato e resteranno solo degli ingressi e delle uscite controllate da posti di blocco dei soldati iracheni.
Il muro fa parte del piano, fortemente voluto dalla Casa Bianca, per riportare la sicurezza nella capitale travolta, anche negli ultimi giorni, da devastanti attentati e violenze settarie. In qualche maniera ricorda, almeno simbolicamente, il muro che venne eretto fra quartieri protestanti e cattolici a Belfast, oppure la barriera difensiva che separa Israele dai palestinesi in una parte della Cisgiordania.
Gli americani hanno annunciato la costruzione con un comunicato sostenendo che «il muro è uno delle caselle più importanti di una nuova strategia intesa a spezzare il ciclo di violenza settaria». Le bande sciite di Moqtada Al Sadr, il piccolo Khomeini iracheno che ha appena ritirato i suoi ministri dal governo, hanno organizzato spesso raid punitivi contro i sunniti nel quartiere di Adhamiya. I sunniti, però, non sono contenti di venire «sigillati» e pensano che il muro servirà a poco. «Tentano di isolarci dal resto di Bagdad. L’odio fra sciiti e sunniti aumenterà ancora di più», ha detto al New York Times il medico Abu Hassan, che vive ad Adhamiya.
Per la prima volta viene costruito un muro, ma lo scorso anno alcune zone del distretto ad alto rischio di Dora erano state sigillate per cercare di fermare la violenza. Anche diverse strade d’ingresso e uscita ai quartieri di Amiriya e Daoudi, a ovest del Tigri, erano state bloccate. Inizialmente la violenza si era ridotta, ma poi gli scontri sono ripresi.
Mentre la costruzione della «Grande muraglia» prosegue, il segretario alla Difesa americano, Robert M. Gates, ha ribadito che il governo del premier iracheno Nuri al Maliki deve impegnarsi in un concreto processo di riconciliazione fra sciiti e sunniti, altrimenti nessuna barriera servirà a fermare la strisciante guerra civile. Secondo Gates, il Parlamento di Bagdad deve approvare al più presto le leggi sull’equa divisione delle risorse energetiche fra le diverse comunità irachene, moderare le pesanti purghe nei confronti degli appartenenti al partito Baath di Saddam e fissare la data per le elezioni provinciali.