Bagdad in silenzio per le vittime degli estremisti

Quattro membri sunniti abbandonano i lavori della bozza della Costituzione. Il presidente della Costituente Hammoudi: «Il testo sarà pronto entro il 15 agosto»

Marta Ottaviani

In Irak ieri è stata la giornata del dolore e della discordia. A mezzogiorno (le 10 ora italiana) il Paese si è fermato per tre minuti. Un momento di silenzio per le vittime dei sanguinosi attentati della settimana scorsa a Moussayeb e Bagdad, che sono costati la vita a oltre 130 persone, fra cui 30 bambini.
Nonostante il caldo torrido e la temperatura che ha sfiorato i 50 gradi, la capitale si è fermata ovunque: nelle case, nelle piazze, nei negozi e negli uffici. Il premier al Jaafari è uscito all’esterno della sede del governo per leggere la Fatihà ossia il versetto del Corano per i defunti.
«Noi - ha dichiarato al Jaafari al termine della commemorazione - conduciamo una guerra santa contro il terrorismo. Sappiamo che i popoli del mondo ci sostengono. Il popolo iracheno saprà far fronte al terrorismo e finiremo per sconfiggerlo».
Intanto, sempre ieri, i lavori per la stesura della Costituzione irachena si sono bruscamente interrotti. Quattro membri sunniti della commissione parlamentare si sono autosospesi. La decisione è arrivata a 24 ore dall’assassinio, martedì, di due loro colleghi a Bagdad. Il presidente della costituente irachena, Humam Hammoudi, ha assicurato che il progetto per la nuova Carta sarà pronto entro il 1° agosto, in prospettiva del voto definitivo, che potrebbe avvenire il 15 agosto.
«Ci siamo accordati - ha detto Hammoudi - sui principali punti della Costituzione: i principi, i diritti, i doveri, le libertà. La sola questione ancora in discussione è quella del federalismo, che suscita preoccupazione e paura».
Ma a destare preoccupazione è anche la denuncia di alcune donne, ripresa anche dal New York Times, secondo la quale la nuoca Costituzione irachena sarebbe in realtà una truffa per il gentile sesso: «Due giorni fa siamo scese in piazza per esprimere il nostro rifiuto - ha detto Rabie Abaichachi, attivista del Coordinamento donne irachene -. C’è il rischio che vengano cancellati i diritti civili della donna sanciti da una legge del 1959».
La giornata nera per le istituzioni irachene è proseguita con l’arresto del sindaco di Bagdad, accusato di malversazione e corruzione.
Il dolore per gli attentati a Moussayeb e Bagdad non ha fermato la spirale della violenza. Ieri almeno 15 iracheni sono morti in diversi attacchi su tutto il territorio nazionale. I feriti sono oltre 40. Il bilancio più grave è quello dell’autobomba guidata da un attentatore suicida e scoppiata ieri mattina davanti a un centro di reclutamento dell’esercito iracheno di Muthana. Solo qui sono morte otto persone.
E adesso il terrore non corre più solo sulle strade, ma anche nell’etere. Secondo il sito islamonline, la guerriglia si serve sempre di più dei telefoni cellulari per individuare i «traditori» e tendere loro imboscati.