Bagdad, strage kamikaze: 59 vittime e 112 feriti tra le reclute dell'esercito

Le reclute erano allineate all’esterno
del quartier generale di una divisione dell’esercito. Tra le vittime ci sono
almeno due soldati e altri otto militari sono rimasti feriti

Baghdad - Un nuovo attentato sconvolge Baghdad. Un kamikaze si è fatto saltare in aria con l'intento di colpire le reclute dell’esercito iracheno. Il primo bilancio dell'attacco suicida è di 59 morti e 112 feriti. L’attentato è avvenuto in pieno Ramadan, il mese sacro di digiuno per i musulmani segnato in questi ultimi anni da una recrudescenza delle violenze in Iraq.

Le vittime dell'attentato Le reclute erano allineate all’esterno del quartier generale di una divisione dell’esercito iracheno, nel cuore di Baghdad. Fonti di polizia hanno riferito che tra le vittime ci sono almeno due soldati e altri otto militari sono rimasti feriti. Verso le 7.30 locali (le 6.30 italiane), il kamikaze ha fatto esplodere il suo giubbetto imbottito di esplosivi mescolandosi alle reclute che aspettavano all’esterno del vecchio edificio del ministero della difesa, a Bab al-Mouazam, nel centro di Baghdad. La maggioranza delle 59 vittime sono reclute, ma hanno perso la vita anche soldati schierati a protezione dell’edificio. "Non capisco come il kamikaze sia riuscito a passare, perchè occorreva superare il metal detector e una perquisizione. Avrebbe dovuto nascondersi dalla sera di ieri", ha affermato Ahmad Kazem, un 19enne uscito indenne dall’attacco.

Un clima molto teso Questo nuovo attentato si verifica a due settimane dalla fine ufficiale della missione di combattimento in Iraq dell’esercito statunitense. I 50mila militari americani che rimarranno dovranno aver lasciato il Paese alla fine del 2011 in virtù di un accordo concluso tra i due governi nel novembre 2008. Questo ritiro programmato dei soldati americani suscita però i timori dell’alta gerarchia militare irachena. Il generale Babaker Zebari, capo di stato maggiore, lo ha giudicato prematuro sottolineando che l’esercito iracheno, forte di 200mila uomini, non sarà in grado di assolvere a pieno la sua missione prima del 2020. L’attentato arriva inoltre in pieno «vicolo cieco» politico e all’indomani della rottura dei negoziati tra le due principali formazioni politiche irachene. Il blocco iracheno dell’ex primo ministro laico Ayad Allawi, in testa delle elezioni politiche del 7 marzo, ha deciso di interrompere i negoziati con l’Alleanza dello stato di diritto (Aed) del capo di governo uscente Nouri al Maliki per protestare contro le affermazioni espresse da quest’ultimo. Gli Stati Uniti hanno moltiplicato invano le pressioni per ottenere dirigenti iracheni che mettano da parte le loro ambizioni e costruiscano un governo che non escluda alcuna tendenza, per evitare il rischio di un ritorno delle violenze confessionali.