Bagdad vara un governo di unità nazionale dopo tre anni di sangue

Con il premier Nouri al Maliki sedici ministri sciiti, cinque curdi, quattro laici e sette ai sunniti. Restano due caselle vuote per i cruciali dicasteri della Difesa e degli Interni

Fausto Biloslavo

Dopo cinque mesi di stallo il premier iracheno, Nouri al Maliki, ha presentato ieri il suo governo ottenendo la fiducia del parlamento, ma non sono stati ancora assegnati definitivamente i ministeri cruciali della Difesa e degli Interni.
I 275 deputati iracheni hanno approvato la lista dei 37 ministri e altrettanti sottosegretari per alzata di mano. «Questo è un giorno storico per l'Irak e la sua gente - ha detto il vicepresidente del parlamento, Khalid al Attiyah, prima della seduta ­. È la prima volta che un governo democraticamente eletto, a pieno mandato, viene nominato in Irak dalla caduta del vecchio regime». La strada del nuovo esecutivo inizia subito in salita come dimostra il fatto che una dozzina di parlamentari sunniti guidati da Saleh Al Mutlaq, ex esponente del partito Baath al potere durante l’era di Saddam Hussein, hanno abbandonato l’aula. Un segnale di protesta nei confronti della mancata assegnazione dei cosiddetti ministeri della «forza» a causa dei veti incrociati fra sciiti, curdi e sunniti. Il premier Maliki ha deciso di assumere ad interim le competenze degli Interni, l’incarico più delicato che spetta di diritto agli sciiti. I sunniti accusano che il dicastero è infiltrato da veri e propri squadroni della morte, che rapiscono e uccidono esponenti degli altri gruppi confessionali.
Il vicepremier sunnita, Salam al Zaubai, considerato un moderato, è stato nominato ministro della Difesa ad interim, mentre il curdo Barham Saleh, esperto di intelligence e secondo vice di Maliki avrà l’incarico temporaneo per la Sicurezza nazionale, ovvero il controllo dei servizi segreti. Al ministero degli Esteri è stato confermato Hosyar al Zebari, esponente di spicco di una delle più grandi tribù curde ed ex miliziano peshmerga, laureato in scienze politiche in Giordania e sociologia in Inghilterra. Lo strategico incarico di ministro del Petrolio è stato affidato ad Hussain Al Shahristani, parlamentare indipendente eletto nel listone sciita, che ha vinto le elezioni dello scorso dicembre. Scienziato nucleare imprigionato da Saddam, il neoministro del Petrolio è considerato molto vicino all’ayatollah Alì Al Sistani, leader spirituale degli sciiti iracheni.
A parte il problema dei ministri mancanti il governo è un vero esecutivo di unità nazionale. Sedici dicasteri sono andati agli sciiti, 5 ai curdi, 4 alla lista trasversale e laica Al Iraqia dell’ex premier Iyad Allawi e 7 ai sunniti. I rimanenti ministeri sono stati assegnati a rappresentanti delle minoranze, compresa quella cristiana che ha un ministro donna per l’Ambiente, Nermin Uthman. Le altre due donne dell’esecutivo sono Wijdan Mikaeil, per i Diritti umani e Fatin Abdel-Rahman, per gli Affari femminili. Il premier Al Maliki ha esposto un programma di governo di 34 punti, che vede ai primi posti la sicurezza, i servizi essenziali e la lotta alla corruzione. Il primo ministro ha messo l'accento sulla necessità per il Paese di stabilire «un calendario affinché le forze di sicurezza irachene possano assumere interamente i compiti di sicurezza e per mettere termine alle missioni della forza multinazionale». Al Maliki, tuttavia, non ha indicato date certe per il ritiro.
L'ultimo punto del suo programma è stato dedicato alle milizie di partito, uno dei nodi centrali per evitare la guerra civile e ristabilire la sicurezza nel paese. Il primo ministro ha annunciato di voler «applicare la legge 91 relativa alle milizie» che prevede la loro dissoluzione e l’integrazione nelle forze di sicurezza dello stato.
Nel giorno del varo del nuovo governo almeno trentuno persone sono state uccise dalle violenze settarie e dal terrorismo. La polizia ha inoltre recuperato i corpi di ventidue iracheni decapitati o giustiziati con un proiettile alla nuca, a Bagdad e in altre parti del paese. Il bilancio più grave riguarda l’attentato nel povero quartiere sciita della capitale, Sadr city, che ha causato la morte di 19 iracheni e 58 feriti. Quasi tutte le vittime erano operai in attesa di recarsi al lavoro.