Le baggianate «autorevoli» della stampa estera

Caro Granzotto, di nuovo con riferimento all’insurrezione contro la mala informazione. La settimana scorsa le ho inviato una mail in cui raccontavo di come venga trattata la questione Ruby-Berlusconi in Germania (in verità tutto quanto concerne Berlusconi è trattato in questi termini). Oggi, nuovamente in Baviera, ho sentito di nuovo cose aberranti, sempre su Bayern 3. La conduttrice (Susanne Rohrer) di un programma d’intrattenimento ha dato la notizia del rinvio a giudizio di Berlusconi con rito immediato in questa maniera: «Un giudice donna della procura di Milano ha finalmente trovato il coraggio di rinviare a giudizio, per di più con rito immediato, il premier Berlusconi per prostituzione minorile e concussione. Oggi l’imputato ha risposto dicendosi assolutamente sereno. Non ne dubito! Il processo avrà luogo il 6 di aprile e fino a quel giorno avrà tempo a sufficienza per fare al giudice un monumento... infilandolo in un pilone di cemento!». Ho detto tutto. Mit freundlichen Grüßen.
Lonate Ceppino (Varese)

Che Susanne Rohrer non abbia capito un beneamato piffero di come stiano le cose in Italia basterebbe l’accenno al coraggio del giudice donna, caro Gentiloni, a dimostrarlo. È ovvio che la conduttrice di Bayern 3 si riferiva a Ilda Boccassini, giudice no, donna sì, che quel «coraggio» l’ha trovato da una ventina d’anni e da allora non cessa di partire lancia in resta contro il Cavaliere. Il simpatico riferimento, poi, di un Berlusconi che nelle vesti di Padrino liquida i suoi avversari cementificandoli, quello è solo un saggio dell’humor tedesco. Lo stesso che suggerì allo Spiegel la celebre copertina del piatto di fumanti spaghetti sormontato da un revolver. Gran lavoratori, i tedeschi. E anche molto disciplinati. Ma in malefatte non è che siano secondi a qualcuno, e ogni tanto ci tengono a ricordarlo. Comunque, l’approfittare d’ogni circostanza per mettere in cattiva luce l’Italia è prassi abituale dei mezzi di comunicazione e non solo tedeschi. I riti giudiziari ambrosiani offrono sempre nuovi e squisiti bocconi, questo è vero, ma se così non fosse stia pur certo, caro Gentiloni, che i nostri cari amici, vicini e lontani, ne troverebbero d’altro genere e sapore, come d’altronde è sempre avvenuto nel passato. D’accordo che, per restare all’ombra della bandiera blu stellata, siamo tutti fratelli. Ma di quel genere definito fratelli-coltelli. Noi sfottiamo gli inglesi e gli inglesi sfottono noi; noi sfottiamo i francesi e i francesi sfottono noi; gli spagnoli sfottono a sangue i francesi e i francesi sfottono con pari intensità i belgi. E via andando. Diciamoci la verità: al gran colpo di Sarkozy, che intende abolire l’Impôt de solidarité sur la fortune, la patrimoniale varata da Mitterrand (e che quella faina di Giuliano Amato suggerisce, caldamente, di introdurre in Italia), la stampa e la tivvù hanno dedicato poche righe e poche parole. Ma dei capriccetti e dei vezzi della sua Carlà, per poi dire quant’è antipatica e Gesù com’è caduto in basso l’Eliseo, De Gaulle si rivolterà nella tomba eccetera, pagine e pagine e pagine. E guardando oltreoceano? Sì, Obama sarà buono e caro, ma passata l’ubriacatura - diciamo pure la sbronza - per la nomina a presidente, non è che si stia tanto dietro alla sua America. Salvo se un pazzo si mette a sparare in un supermarket o in una scuola. Allora, aperture di telegiornali e titoloni di prima pagina sull’America violenta, l’America far west e la sua società marcia fino al midollo. Essendo questa la norma, solo gli italici pirloni giganti possono riferire i passi salienti delle corrispondenze della stampa estera - ovviamente «autorevole» - sulla situazione italiana e sul Rubygate come se fossero serene, imparziali e non conformiste sentenze del Tribunale dell’Aia. Ma essendo proprio i pirloni giganti a fornire alle Susanne Roher quintalate di fango atto alla diffamazione dell’Italia, tutta roba eventualmente coperta dal segreto istruttorio, ma chissenefrega, si fa un po’ come i ladri di Pisa (e mi scuso con i ladri, di Pisa o meno, per l’accostamento).
Paolo Granzotto