Baggio vuole una panchina Moratti: «Porte aperte»

Riccardo Signori

La nostalgia canaglia ha preso anche Roberto Baggio. Dialoga con Buddha, ma ogni tanto vorrebbe tornare a parlare con il pallone. Non si stanca della caccia, ma non c’è di meglio dell’andare a caccia in un campo di calcio. Baggio lo ha detto ai giapponesi col tono di chi entra in punta di piedi nell’argomento. Tornare nel calcio, quello sì è il progetto del futuro. No, non per giocare, non è il caso di imitare certi pugili suonati che si ributtano fra le corde per pagare debiti e tasse. Baggio non ne ha bisogno. Tornare al calcio, magari per allenare, ha fatto intendere. «Ho già diverse proposte che sto vagliando, al momento giusto farò la scelta più opportuna». Si sono fatte avanti Vicenza, Firenze, città della sua vita.
Certo, dire Baggio in panchina non è come dire Baggio sul campo. Ci sono e ci saranno tanti punti di domanda cui dar risposta. E Donadoni, uno che ha fatto tanta gavetta, glielo ha fatto intendere. «Prima faccia la scuola allenatori, poi vediamo». L’idea buttata lì, per vedere chi abbocca, è spuntata a Tokyo. Baggio ci è andato come ambasciatore di buona volontà della Fao e per promuovere il lancio dei francobolli commemorativi delle sue imprese calcistiche stampati dalle poste giapponesi. Da quelle parti il nostro è un idolo, un’icona del calcio che non stinge mai. Da noi è già finito nel limbo degli indimenticabili dimenticati.
Tranne per uno. Massimo Moratti, appena sentito il richiamo del divin Codino, non s’è tirato indietro. Il loro, quello fra Moratti e Baggio, è stato un matrimonio interruptus per colpa del terzo incomodo: quell’insostenibile irascibile del Marcello Lippi che al Baggio ha cercato di far chiudere prima la carriera e al Moratti ha combinato danni ancora oggi sul conto cassa. Moratti lasciò partire Baggio dall’Inter con la morte nel cuore: innamorato, come tutti gli amanti del buon calcio, del suo tocco e di certe delizie, tralasciando i problemi che regolarmente sorgevano in ogni spogliatoio dove il Baggiolone mettesse piede. Ed allora già da tempo, il patron ha fatto sapere che le porte dell’Inter sono sempre aperte. «Con Baggio c’è un vecchio discorso di apertura, che mi sembra logico vista la persona e il campione che è. Quindi un discorso che può continuare e noi ne saremmo onoratissimi».
Del resto l’Inter ha nei suo quadri una schiera di ex: Angelillo e Burgnich, Ferri e Giuseppe Baresi, Suarez e Bedin, Castellini e Adelio Moro. Fra qualche tempo verrà recuperato anche Jair. Cuore di madre calcistica. E Moratti ha sempre visto in Baggio un uomo che vale e il miglior ambasciatore di una squadra, e del calcio, nel mondo. Questione di appeal, soprattutto per i bambini. Anche se l’interessato ha altre idee. Meglio provarsi in panchina. E neppure cominciando dal settore giovanile. Moratti potrebbe proporglielo. «Un discorso ancora da sviluppare». Baggio è già oltre. «Marco Van Basten è partito subito come ct dell’Olanda. In Italia la situazione è diversa ed io penso che occorra un processo graduale, cominciando da una squadra di club». Se sono rose fioriranno. E magari Baggio si godrà le spine dello spogliatoio. A volte tornano: anche quelle.