Baghdad, riapre il Museo nazionale

Il Museo dell'Iraq torna al suo splendore dopo anni di chiusura e saccheggi, con il nuovo
allestimento della Galleria Assira e delle Sale Islamiche realizzato
grazie al contributo del governo italiano. A inaugurarlo il primo
ministro Nuri al Maliki

È stato riaperto oggi a Baghdad, con il nuovo allestimento della Galleria Assira e delle Sale Islamiche, il Museo dell’Iraq, chiuso sin dalla prima guerra del Golfo del 1991 e saccheggiato nel 2003. Questi ambienti, riaperti grazie al contributo del governo italiano e alla determinazione di quello dell’Iraq, saranno ora accessibili alle scolaresche irachene e agli studiosi di tutto il mondo.

Alla cerimonia erano presenti il primo ministro, Nuri al-Maliki, il ministro del Turismo e delle Antichità, Kathan Abbas al-Jabouri, altri esponenti delle istituzioni irachene e, dall’Italia, una delegazione del ministero per i Beni e le attività culturali, guidata dal capo di gabinetto Salvatore Nastasi con il segretario generale Giuseppe Proietti che ha diretto in questi anni i lavori di recupero e il consigliere del ministro Mario Resca, assieme all’ambasciatore d’Italia in Iraq Maurizio Melani che ha dato sostegno alle attività.

Il ministro degli Affari Esteri, Franco Frattini, il ministro per i Beni e le Attività Culturali, Sandro Bondi, e il ministro iracheno del Turismo e delle Antichità Kathan Abbas al-Jabouri illustreranno mercoledì prossimo a Roma gli sviluppi e i risultati del lavoro di tecnici, archeologi e restauratori impegnati in questi anni nel progetto della riapertura del Museo dell’Iraq.

Il primo intervento è stata la creazione di un archivio elettronico per la classificazione degli artefatti scomparsi nel saccheggio, cui è seguita nel 2004 l’apertura di laboratori di restauro. Archeologi italiani ed iracheni, che hanno beneficiato di attività di formazione, hanno così potuto restaurare reperti come gli avori di Nimrod e i leoni di Warka. Con l’intervento del Crast sono state poi riabilitate le gallerie Assira e Islamica e il cortile adiacente, ora dotate di un sistema di video sorveglianza. Qui sono esposti grandi bassorilievi e statue provenienti di Ninive e Nimrud, sistemati come in un palazzo assiro, reperti provenienti da moschee dei periodi abasside e ottomano, oltre a statue di epoca romano-partica.

L’odierno Iraq è l’erede della Mesopotamia, culla della civiltà, e il suo museo nazionale conteneva tesori archeologici d’immenso valore. Il suo saccheggio ad opera di una folla di vandali e trafficanti d’arte, sotto gli occhi indifferenti dei soldati americani, fu uno degli scandali dei tumultuosi giorni della caduta di Saddam Hussein ai primi dell’aprile 2003. Circa 15mila manufatti furono allora distrutti o trafugati per venderli a collezionisti stranieri. Un successivo sforzo internazionale ha permesso di ritrovarne una parte ma, secondo le stime dell’Unesco, mancano all’appello almeno 7mila oggetti, fra cui 40-50 di grande valore storico. Fortunatamente, in vista dell’invasione americana, i pezzi più preziosi erano stati messi in salvo in nascondigli sotterranei. La riapertura del museo, ancora parziale, è stata fortemente voluta dal governo di Baghdad come segnale di ritorno alla normalità.