Baglietto, la cura Gavio funziona

La Spezia«Se ci fosse l'occasione di acquistare qualcosa di interessante in Italia sarei pronto a farmi avanti. Mi piacerebbe qualche altro marchio storico, ad esempio Riva, ma al momento non c'è alcuna trattativa in corso. Mi spiace che sia finito ai cinesi». Di Niki Lauda che lasciò la «rossa», Enzo Ferrari ebbe a dire: «Si è venduto per un salame e 30 denari»... Potrebbe dire la stessa cosa il «Drake» della nautica: Carlo Riva. Ma è tutta un'altra storia. Per dire che al made in Italy, poco alla volta, resta l'osso delle eccellenze.
Detto questo, Beniamino Gavio, a poco più di un anno dall'acquisizione di Baglietto, presenta alla Spezia un fantastico «Monokini», svela programmi a breve e lungo termine, confessa qualche ambizione. Premettendo: il nuovo corso del «Gabbiano», che dal 1854 continua a scrivere pagine di storia della nautica mondiale, non è fatto di soli yacht (del gruppo fa parte anche il Cantiere Cerri, altro storico marchio made in Italy). Gavio, infatti, valuta l'opportunità di allargare la presenza Baglietto nel settore militare (contatti in corso con Oto Melara per l'armamento) e nel comparto del refitting. Per la cronaca, Baglietto è famoso anche per il mitico Mas, il Motoscafo armato silurante. Si vedrà. Domani. Oggi è «Monokini», un 44 metri venduto per oltre 10 milioni di euro a un armatore israeliano. E un prototipo: il «Baglietto 13 Mv», motoscafo veloce di 13 metri che in un certo senso rivisita il citato Mas. Al prezzo indicativo di oltre un milione di euro. Sarà varato entro luglio e si potrà ammirarlo ai saloni di Cannes e Montecarlo in settembre (accanto a Monokini). Ma, aggiunge Gavio, «pensiamo di realizzarne uno di 18-19 metri, il cui progetto sarà pronto per il salone di Ford Lauderdale, e di arrivare poi fino ai 30 metri. Voglio riprendere i concetti e rivisitarli, sempre nel più assoluto rispetto della tradizione. Se uno compra una Ferrari è perché dietro c'è la storia, altrimenti compra una Porshe».
Attualmente nel cantiere della Spezia lavorano 58 persone, impegnate nella costruzione di un megayacht di 46 metri destinato a un oligarca russo; un 53 metri, oggetto del desiderio di ricchissimi russi, turchi e americani; un secondo 46 metri in fase di taglio lamiere. Quindi i progetti: un 58 metri, un 43 metri (i dettagli saranno svelati al prossimo salone di Fort Lauderdale), un 38 metri e un 42 metri.
Ma Beniamino Gavio, recentemente uscito da Impregilo, ha un altro sogno da realizzare: riportare all'antico splendore «Ciocca II», la barca a vela olimpica in stato di abbandono in un cantiere del Maine (Usa). Si tratta di un'imbarcazione di 6 metri, costruita da Baglietto poco dopo il secondo conflitto mondiale, su disegno di Olin Stephens, e che ha partecipato alle Olimpiadi del '48. Di quell'equipaggio facevano parte, oltre a Enrico e Luigi Mino Poggi di Genova (proprietari), anche personaggi della vela internazionale come Giovanni Leone Reggio, Renato Cosentino e Beppe Croce (padre dell'attuale presidente della Federazione Italiana Vela e dello Yacht Club Italiano).
«Ciocca II è un pezzo della nostra storia, se non chiedono una cifra esorbitante vorrei comprarla e rimetterla a nuovo», dice Gavio. Sono in corso contatti con il cantiere che la ospita, e alla Spezia attendono un fax con una proposta finanziaria: «Se la riterremo congrua – interviene Giulio Bertani, dell'ufficio commerciale - il secondo step sarebbe un sopralluogo per valutare come e dove procedere al restauro. Di questa barca abbiamo praticamente tutta la storia della costruzione. E una delle poche rimaste. Salveremo il soldato Ryan?».
Ultima notizia in diretta: anche quest'anno Baglietto non sarà presente al Salone Nautico di Genova. Ci sarà, invece, il marchio Cerri (partecipato al 70% dal gruppo Gavio).