Baglioni, concerto sul balcone «Qui ho iniziato quarant’anni fa»

A Centocelle show a sorpresa nella sua vecchia casa: «Mai più nei palasport»

da Roma

«Non sapete che imbarazzo si prova a stare quassù». E in effetti gli abitanti di Centocelle se lo chiedono sbalorditi: che ci fa Claudio Baglioni, al balcone del quarto piano d'una palazzina di via dei Noci, nel popolarissimo quartiere di Roma, chitarra in mano e microfono alla bocca? La scena è surreale: è l'una del pomeriggio, all'inconfondibile suono di «quella» voce, commercianti sbalorditi sono usciti dai negozi, passanti e curiosi si sono fermati naso all'insù, da balconi e finestre tutt'intorno spuntano binocoli, telefonini, videocamere. E nonostante la polizia (preavvertita) si sbracci allarmata, in sei minuti netti il traffico è intasato. «Cominciò tutto così, quarant'anni fa», spiega il superdivo dal balcone, alla platea improvvisata e deliziata (tre, quattrocento persone che col cellulare chiamano subito all'adunata altri amici e parenti). «E sono tornato qui apposta per ricordarmelo».
Cominciò così, nel 1966, la carriera del cantante. E dunque Baglioni celebra così, con questo singolare «ritorno alle origini», la chiusura di quello che probabilmente sarà il suo ultimo tour da adunate oceaniche: allo stesso balcone, quarant'anni dopo. «Non canterò più nei palasport. Troppo grandi, troppo inadatti alla buona musica. Ma prima - spiega - volevo fermarmi e guardarmi indietro. Ricordarmi da dove sono venuto. Rimettere i piedi per terra. Anche se a qualcuno questa sembrerà, al contrario, un gesto da presuntuoso». Inutile dire che i passanti la pensano come lui, mentre dal quarto piano attacca un medley delle sue canzoni «toponomastiche» (legate a luoghi di Roma come Porta Portese o 51 Montesacro) e poi, sceso al primo piano sul terrazzo della signora Teresa, ottantaduenne amica di famiglia che se lo ricorda «coi pantaloni corti», continua davanti alla piazzetta stracolma coi titoli più recenti, sette, otto brani, per un totale di quaranta minuti di concerto improvvisato, singolare e gratuito. «La qualità non sarà un granché. Ma è una cosa fatta col cuore. Qualcuno penserà che abbia voluto copiare i Beatles e il loro mitico happening sul tetto del grattacielo della Apple. Ma io, coi miei amici, mi esibii a quel modo tre anni e mezzo prima di loro». Questa di via dei Noci è stata la casa «in cui mi sono formato come artista. Da qui partivo con un gruppo chiamato Teatro Dieci a girare per i pidocchietti, cioè per i cinemini parrocchiali del Quarticciolo, con spettacolini ambiziosissimi e di una noia mortale: pop e musica classica insieme, più poesie di Tagore, Neruda e Prévert. Figurarsi: parlavamo della povertà ai poveracci!». La signora Teresa («Per me Claudio è ancora quello di quando con la famiglia scendeva giù, a Natale, per giocare a tombola) ricorda benissimo la sua prima, vera esibizione: «Davanti alla chiesa di San Felice, a due passi da qui, per la festa del patrono. In cambio un orafo del quartiere gli regalò un braccialettino».