Per Baglioni sono ancora «tutti qui»

Lo spettacolo si chiude con un romantico medley che raccoglie anche «E tu» e «Sabato pomeriggio»

«Strada facendo siamo ancora tutti qui». Lo striscione, apparso martedì sera al Palalottomatica per la prima delle quattro serate previste nella Capitale del tour antologico di Claudio Baglioni «Tutti qui», la dice lunga sulla strada percorsa assieme al suo pubblico dal cantante romano.
Che nella sua città ritrova l’affetto di casa con ragazze e mamme in delirio appena «sculetta» un po’. L’allestimento del palco ricorda un grande magazzino, con televisori, in cui appaiono via via nel corso del concerto immagini che evocano le canzoni e foto di un Baglioni versione anni Settanta. Ma anche con strumenti sparsi, come in una vecchia cantina di casa.
E il cantante incomincia lo spettacolo al buio, illuminando con una torcia chitarre, pianoforte, violini, come se fosse alla ricerca della nota giusta per dare il via al suo concerto. «Tutti qui», lo stesso titolo richiamato anche nello striscione, è la prima delle canzoni che ripercorrono tutta la storia musicale di Baglioni, che si presenta in camicia a maniche corte e pantaloni neri.
Poco spazio alle parole, che pure spesso nei suoi concerti avevano intervallato le diverse interpretazioni. È la musica la protagonista. E allora ecco Strada facendo, Noi no, Avrai al pianoforte, scritta di getto in occasione della nascita del suo primo e unico figlio, Giovanni. È poi la volta del primo dei cinque medley, necessari per non lasciare fuori dal concerto alcune delle canzoni che lo hanno reso famoso.
Se nel medley Ye ye finiscono pezzi come Porta portese, Signora Lia e W l’Inghilterra, in un altro battezzato Atmo Baglioni raccoglie brani come Con tutto l’amore che posso, Io dal mare e Domani mai. Rivisita poi in chiave folk Ragazza di campagna, I vecchi e l’inno Vivi. Il pubblico, fra cui c’erano anche Pino Insegno, acclamato come un divo dai romani e Stefano Masciarelli, lo abbraccia e tenta di toccarlo quando si muove sulle quattro passerelle che partono dal palco e arrivano fino alle poltrone delle prime file. L’unico pezzo che appartiene all’ultimo album di Baglioni, Quellideglialtri Tutti qui, che raccoglie cover da lui rivisitate, è la struggente Cinque minuti e poi. Per l’ultimo medley Songs il romanticismo prevale, con la summa delle canzoni forse più note del cantante: Questo piccolo grande amore, Amore bello, E tu, Sabato pomeriggio, Solo ed E tu come stai. Sono quasi le ultime note. Prima di Io sono qui, Baglioni si cambia d’abito direttamente sul palco. Luci spente e la camicia nera viene sostituita da una bianca. Per la successiva Mille giorni di te e di me si mette addosso anche una lunga giacca. Il concerto si chiude con La vita è adesso. Il pubblico in piedi ormai scatenato la canta tutta d’un fiato. Baglioni prima di lasciare il palco ringrazia la band che lo ha accompagnato, dallo storico collaboratore Paolo Gianolio (responsabile del gruppo e impegnato alle chitarre, violoncello, sax baritono e ai cori), a John Giblin (basso, contrabbasso, chitarra), passando per Stefano Pisetta (batteria, virtual drum, percussioni e chitarra), Roberto Pagani (pianoforte, tastiere, vibrafono, clarino, sax contralto, fisarmonica, banjo, viola, chitarra e cori) e Pio Spiriti (violino, tastiere, fisarmonica melodica, chitarra e cori). Saluta i diecimila romani presenti al Palalottomatica e si defila nei camerini. All’uscita risuona nel palazzetto Tienimi con te. Qualcuno canta ancora.