Bagnasco benedice il Family Day: «Ha l’appoggio di vescovi e pastori»

«Il family day è una iniziativa che è nata dal cuore dei laici, delle aggregazioni laicali. Ha naturalmente tutto l'appoggio ed il consenso da parte dei vescovi e dei pastori. Quindi credo che sia sufficiente questo per non dare adito ad altre interpretazioni inutili». È quanto dichiara l'arcivescovo di Genova e presidente della Cei, monsignor Angelo Bagnasco, a margine della celebrazione di San Giuseppe.
E aggiunge: «Sarà una grande festa per la famiglia, della famiglia, un family day come già è stato fatto anche in altri Paesi europei. Sarà quindi - insiste - una manifestazione festosa, di grande valore, che fa parte non solo della tradizione cristiana ma della tradizione universale che certamente è il nucleo fondante della società».
L’arcivescovo aggiunge altre considerazioni, questa volta in tema lavoro: «Desidero, attraverso l'omelia, comunicare il rapporto tra il bene comune ed il lavoro, un rapporto molto stretto e imprescindibile - spiega Bagnasco - perché senza lavoro non c' è famiglia, senza lavoro non c' è casa, senza lavoro non vi è futuro e le persone vivono non nella sicurezza, nella serenità cui hanno diritto, ma nella insicurezza e nell'incertezza del presente e soprattutto del futuro».
L’occasione dell’omelia durante la Santa Messa per il mondo del Lavoro, celebrata nella cattedrale di San Lorenzo, offre ulteriori spunti: l’arcivescovo sottolinea però che il lavoro da solo non basta per formare le coscienze, se non c' è un'anima «che dia prospettive e ali all' insieme dei beni materiali. Il lavoro - ribadisce - deve essere sicuro perché quando i singoli vivono in stato di precarietà, l' intero sistema sociale ne risente e diventa fragile, alla lunga invivibile e tutto si fa conflittuale, minando la stessa sicurezza della società». Bagnasco ricorda poi anche il cardinale Giuseppe Siri, «che tanta attenzione ebbe verso i lavoratori e i loro problemi. È diffusa la cultura industriale genovese iniziata 150 anni fa e tuttora vitale nonostante le difficoltà e le ferite degli ultimi decenni».