Bagnasco contro il pessimismo «Non è un Paese da incubo»

Il presidente della Cei: «Sull’immigrazione segnali da non sottovalutare, ma non c’è regressione culturale»

da Roma

L’immigrazione in Italia è motivo di «preoccupazione» e di «allarmi» che non vanno sottovalutati. Lo ha detto ieri il cardinale Angelo Bagnasco, aprendo i lavori del consiglio permanente della Cei.
Il presidente dei vescovi italiani ha dedicato molto spazio della sua prolusione anche al caso di Eluana Englaro, invitando il Parlamento a varare una «legge sul fine vita» che dia spazio al testamento biologico ma non favorisca «forme mascherate di eutanasia».
«Il fenomeno dell’immigrazione - ha detto Bagnasco - resta uno degli ambiti più critici della nostra vita nazionale». Fino a ieri non si era mai giunti a «spaccature sociali o situazioni drammaticamente fuori controllo», ma nell’ultimo periodo «stanno emergendo qua e là dei segnali di contrapposizione anche violenta che sarà bene da parte della collettività ai vari livelli non sottovalutare».
Il cardinale non vuol credere che si tratti di una «regressione culturale in atto», ma segnala «motivi di preoccupazione» e «allarmi», chiedendo «risposte» e «rimedi sempre compatibili con la nostra civiltà». Sia chi giunge come chi accoglie «ha responsabilità e doveri» e «sarà bene procedere - anche in un contesto europeo - cercando con impegno accordi di cooperazione con i Paesi di provenienza e volendo progressivamente guadagnare alla legalità situazioni irregolari compatibili con il nostro ordinamento» e favorendo integrazione sociale e ricongiungimenti familiari.
Dell’urgenza di una legge sul «fine vita» Bagnasco ha parlato citando il caso di Englaro. Ha parlato della «condivisione e il rispetto per la situazione di sofferenza nella quale versa la famiglia. Ha criticato i «pronunciamenti giurisprudenziali che avevano inopinatamente aperto la strada all’interruzione legalizzata del nutrimento vitale», sollecitando il Parlamento a varare, «una legge sul fine vita» che «riconoscendo valore legale a dichiarazioni inequivocabili, rese in forma certa ed esplicita, dia nello stesso tempo tutte le garanzie sulla presa in carico dell'ammalato, e sul rapporto fiduciario tra lo stesso e il medico, cui è riconosciuto il compito - fuori da gabbie burocratiche - di vagliare i singoli atti concreti e decidere in scienza e coscienza».
Il testamento biologico deve dunque avere valore legale, ma le dichiarazioni non «avranno la necessità di specificare alcunché sul piano dell’alimentazione e dell’idratazione», che in quanto «trattamenti di sostegno vitale» non possono essere sospesi. Una «salvaguardia indispensabile» - spiega Bagnasco - se non si vuole «aprire il varco a esiti agghiaccianti anche per altri gruppi di malati non in grado di esprimere deliberatamente ciò che vogliono per se stessi». Il cardinale ha chiesto che «si evitino inutili forme di accanimento terapeutico» ma anche non vengano «legittimate o favorite forme mascherate di eutanasia, in particolare di abbandono terapeutico».
Per quanto riguarda altri temi sociali e politici, il presidente della Cei ha detto che «la gente avverte sulla scena politica una certa voglia di fare, ad esempio per colmare gli scarti infrastrutturali e per risolvere alcune delle grandi emergenze aperte, ma per ora non si attenua quella percezione di impoverimento di cui s’è detto in precedenti occasioni». Per il cardinale c’è troppo «pessimismo»: «L'Italia non è il Paese da incubo descritto da analisti e pubblicisti». È piuttosto un Paese che conosce ciclicamente «gli spasmi di un travaglio incompiuto», dove però non mancano i punti di forza e i «segmenti luminosi», e soprattutto non mancano gli sforzi quotidiani di milioni di cittadini, ed è esigenza avvertita da tutti «uscire dalle convulsioni di un certo ritardo sulla via della modernizzazione». Bagnasco chiede che «ci si concentri sulle fasce più deboli, e sulle famiglie monoreddito che stanno reagendo come possono all’ondata di aumenti dei prezzi che nel frattempo non cessano di lievitare».
Parole positive il presidente dei vescovi ha dedicato al modo con cui «si sta procedendo verso un sistema più federalista» che deve però salvaguardare «il senso della solidarietà e della comune appartenenza a un solo popolo».
E positivo appare anche il giudizio sulle «innovazioni e recuperi» che «si stanno mettendo in campo sul fronte della scuola, volti a dare una maggiore credibilità ed efficacia all’istituzione e ai suoi operatori».
La prolusione si era aperta con un forte appello in favore dei cristiani perseguitati in India e la richiesta di interventi concreti per la loro libertà religiosa.
Il consiglio permanente della Cei dovrà proporre al Papa dei nomi per la successione di Betori alla segreteria della Cei. In pole position c’è il vescovo di Pistoia Bianchi, seguito dai vescovi siciliani Mogavero (Mazara) e Crociata (Noto), il vescovo di Albano Semeraro e quello di Macerata Giuliodori.