Bagnasco: "In Italia l’oscurantismo laicista supera la tolleranza"

Il presidente della Cei: "La violenza e la chiusura culturale di pochi ha prevaricato il desiderio e la volontà dei più che volevano ascoltare il Papa. Rinuncia dettata dal buon senso"

Roma - "In Italia si fa strada un atto di oscurantismo laicista". È grande l’amarezza che traspare dalle parole dell’arcivescovo di Genova, il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Conferenza episcopale italiana. Il porporato, da meno di un anno alla guida dell’episcopato italiano, è uomo pacato, che anche di fronte alle minacce personali ricevute ha sempre inviato segnali di pacificazione. Bagnasco, in questa intervista al Giornale, racconta la sua reazione alla cancellazione della visita di Benedetto XVI alla Sapienza, definisce di "buon senso" questa scelta, assicurando che la Chiesa non rinuncerà al dialogo e al confronto con il mondo scientifico. E afferma che il Paese ha bisogno di una "più grande serenità culturale".

Eminenza, innanzitutto qual è il suo stato d’animo per la rinuncia di Benedetto XVI alla visita alla Sapienza?
"Il primo sentimento è di grandissima amarezza per il fatto che l’università si sia privata di una voce autorevolissima e perché la violenza e la chiusura culturale di pochi ha prevaricato il desiderio e la volontà dei più, che all’interno della Sapienza volevano ascoltare le parole del Santo padre, come uomo di cultura riconosciuto in tutto il mondo. Il secondo sentimento è di tristezza per l’immagine che emerge del nostro Paese: anziché il tradizionale equilibrio e la tolleranza dialogica che caratterizza la nostra storia, si fa strada un atto di oscurantismo laicista".

Perché il Papa ha preso questa decisione?
"Perché ha buon senso".


La cancellazione della visita sta forse a significare che la Chiesa rinuncia al dialogo con il mondo della scienza?
"Nel modo più assoluto la Chiesa non rinuncia al dialogo con la scienza perché fa parte del Dna della fede cristiana la stima e il rapporto dialogico con la ragione e quindi con la scienza. La fede, infatti, si rivolge a tutto l’uomo senza escludere nessuna delle sue dimensioni, né intellettiva né affettiva, ma al contrario valorizzando ogni espressione dell’umano. D’altronde la storia ci attesta la continua promozione di cultura e di civiltà che scaturisce dal Vangelo".

Eminenza, lunedì scorso il Giornale ha pubblicato un ampio stralcio della conferenza che l’allora cardinale Ratzinger fece nel 1990, dal quale si evince bene che non aveva fatto sue le posizioni di Feyerabend, ma, al contrario, difendeva la ragione. Com’è possibile un simile fraintendimento?
"Quando non si è liberi da pregiudizi verso determinate persone o verso determinate posizioni religiose o culturali, ogni fraintendimento non solo è possibile, ma quasi inevitabile. Per accostarsi al pensiero di chi non la pensa come noi è necessaria una vera serenità di giudizio senza la quale non vi è né confronto né dialogo e quindi si diventa intolleranti".

Teme che questo triste episodio abbia ripercussioni sul clima politico e sociale del nostro Paese, già attraversato da non poche tensioni?
"Il Paese ha bisogno di una più grande serenità culturale per creare vere e sistematiche sinergie a tutti i livelli per il bene reale della gente. La Chiesa, sempre vicina alla gente, da parte sua, non cesserà mai di portare il suo leale contributo per la crescita reale del Paese e per il bene integrale di ogni persona, delle famiglie e della società intera".