Bagnasco: «Il Papa offeso e irriso da politici e media»

Primo: non offendere. «Non accetteremo che il Papa, sui media o altrove, venga irriso e offeso». Il cardinale Bagnasco apre il Consiglio permanente della Cei con parole dure, durissime. Il suo è più di un appello, è un rimprovero, al mondo, che non ha saputo capire, che non ha voluto proteggere e preservare il pontefice e il suo lavoro. «Le critiche contro il Papa - dice il cardinale -, si sono prolungate oltre ogni buonsenso». Il riferimento è duplice, e va dal fronte dei lefebvriani, a quello dei preservativi. «Di certo c’è stato un pesante lavorio di critica, dall’Italia e soprattutto dall’estero, nei riguardi del nostro amatissimo Papa», sulla revoca della scomunica ai quattro vescovi lefebvriani e sul caso Williamson «che imponderabilmente vi si è come sovrapposto». «Nessuno tuttavia, dice, poteva aspettarsi che le polemiche sarebbero proseguite, e in maniera tanto pretestuosa, fino a configurare un vero e proprio disagio», sfociato poi nella lettera del Papa ai vescovi.
Ed è proprio a loro che si rivolge per invitarli a stare vicino al Papa. Il cardinale non entra nel merito delle «accuse maldestre», ma si concentra sulla reazione, «merita molto di più concentrarci sulla Lettera che, come atto autenticamente nuovo, ha subito attirato un vasto consenso. La sua disamina ha fatto emergere come per contrasto il candore di chi non ha nulla da nascondere circa le proprie reali intenzioni, le motivazioni concrete delle proprie scelte, la coerenza di una vita vissuta unicamente all’insegna del servizio più trasparente alla Chiesa di Cristo».
Poi, quando il peggio sembrava passato, quando la polemica sui lefebvriani sembrava placarsi, l’onda del dissenso ha ricominciato a gonfiarsi.
Il pellegrinaggio in Africa nascondeva la grande trappola cavalcata da media, politici, opinione pubblica: la libertà del preservativo. È su questo tema, più che sui lefebvriani che l’opinione pubblica si è accanita, ha offeso. Ha aggredito e riversato tutto il suo conflitto. Lo sottolinea Bagnasco, con altrettanta chiarezza. «Un viaggio, quello in Africa, impegnativo e ricco di speranza sovrastato dall’attenzione degli occidentali da una polemica, sui preservativi, che francamente non aveva ragione d’essere, se non fosse stato per l’insistenza pregiudiziale delle agenzie internazionali, e per le dichiarazioni di alcuni esponenti politici europei o di organismi sovranazionali». E in questa occasione, «non ci si è limitati a un libero dissenso, ma si è arrivati a un ostracismo che esula dagli stessi canoni laici». È senza mezzi termini il Cardinale quando dice: non accetteremo mai da nessuno che il Papa venga irriso e o offeso».
Il discorso poi si è poi spostato sul biotestamento. «Serve una legge che tuteli la vita», ha ricordato Bagnasco. «Eluana ha rappresentato un’operazione tesa ad affermare un diritto di libertà inedito quanto raccapricciante: il diritto a morire, darsi e dare la morte in talune situazioni da definire». La Chiesa torna quindi a ripetere no all’eutanasia, alla scelta di Beppino Englaro nei confronti della figlia. Il coraggio vero invece è quello delle suore di Lecco, quelle che hanno accudito Eluana, che fino in fondo hanno cercato di strapparla alla scelta del padre. «Sappiamo, ha detto il cardinale, che a loro non piace stare in alcun modo alla ribalta, ma è a loro che va un grazie speciale, alle campionesse della carità. Qualunque deriva eutanasica, per quanto circoscritta o edulcorata è una falsa soluzione». Secondo Bagnasco quindi il vero scontro di civiltà è quello tra credenti e non credenti. Non quindi un «conflitto tra culture religiose diverse, ma tra chi fa discendere l’uomo da Dio e da chi lo colloca nel mezzo di un’evoluzione ancora in corso «nell’esasperato paradigma evoluzionista».