Bagnasco prega per il Darfur

Pregare per le tante zone del mondo ancora vittime della guerra e della violenza, come nel Darfur, e per quelle funestate dalle calamità naturali: l’invito è stato rivolto ieri mattina dall’arcivescovo di Genova e presidente della Cei, monsignor Angelo Bagnasco al termine della messa celebrata nella cattedrale di San Lorenzo in onore del santo titolare. «Carissimi fratelli e sorelle - ha affermato il prelato - allarghiamo lo sguardo del cuore su tutte le zone del mondo, spesso dimenticate, dove ancora ci sono guerre, come in Darfur, dove tanti nostri fratelli soffrono e continuano a soffrire» e per quanti vivono nei Paesi «vittime delle grandi calamità naturali, che ancora si ripetono, specialmente nell’Asia Orientale». A tutte queste persone, ha concluso, vanno «la nostra solidarietà e la nostra preghiera, la carità fraterna e la vicinanza». Durante l’omelia monsignor Bagnasco aveva invece invitato i fedeli a «riflettere sulla sostanza del martirio». «Sempre - ha affermato - la vita cristiana include in qualche forma il martirio, cioè la fedeltà a Cristo e alla Chiesa qualunque prezzo costi». «Dobbiamo pregare ogni giorno - ha aggiunto - per avere il dono della fedeltà e del coraggio della testimonianza a qualunque costo, anche a costo di sembrare difensori dell’assurdo. Dobbiamo chiedere ogni giorno il dono di diventare santi». Con la cerimonia di ieri monsignor Bagnasco ha ripreso la sua attività pastorale nella diocesi di Genova dopo il periodo di ferie trascorso a Pietralba in Alto Adige.
Sempre ieri però, l’arcivescovo è stato «tirato in ballo» da Paolo Farinella, il prete bastian contrario. «Santo Padre, per molti motivi teologici, storici, pastorali e liturgici, io Paolo Farinella, prete, incardinato nella chiesa particolare di Genova, per le mani del mio vescovo, Angelo Bagnasco, con cuore rattristato, ma con ferma determinazione dichiaro di non potere dare attuazione al Motu Proprio “Summorum Pontificum”, per cui mi dichiaro obiettore di coscienza per questo singolo atto magisteriale», scrive Farinella nella lettera aperta che si trova all’interno di un pamphlet scritto dal sacerdote biblista genovese contro il rispristino della messa in latino.