Bagnasco: "La Ru486 produce danni enormi"

Il presidente della Cei chiede ai politici di valutare bene anche
i "danni" fisici, ormai "documentati", derivanti dall’assunzione del farmaco per l'interruzione della gravidanza. Poi ribadisce: "Non siamo la chiesa dei no". E auspica un impegno bipartisan per le riforme del Paese

Roma - Il presidente della Cei, Angelo Bagnasco, ha ribadito il no della Chiesa all’introduzione in Italia della pillola Ru486. Nell’aprire i lavori stasera del Consiglio episcopale permanente, il porporato ha spiegato "che si è avuta notizia in queste settimane che sarebbe imminente il via libera alla circolazione della pillola Ru486". Bagnasco, senza volersi soffermare sul "quel puntino così gravido di vita" che verrebbe espulso dalla pillola del giorno dopo, ha chiesto ai responsabili politici di valutare bene anche i "danni" fisici, ormai "documentati", derivanti dall’assunzione di tale farmaco.

Non siamo la chiesa dei no La Chiesa italiana non alza muri e non scava fossati. Non è la Chiesa dei no. "Stando a certe raffigurazioni mediatiche - prosegue nell’intervento che apre il Consiglio permanente a Roma - la Chiesa sembra interessata solo a questioni di etica, e in particolare a quanto è riconducibile in un modo o nell’altro all’esercizio della sessualità. In realtà, il più della Chiesa è condensabile nel sì con cui risponde all’amore del Signore indicando lui a tutti".

Crisi economica La società italiana - argomenta Bagnasco - deve rispondere all’attuale pesante crisi economica in modo unitario e senza accentuare le divisioni al suo interno e le solitudini. È necessario che lo Stato faccia la sua parte e in questo senso social card e bonus familiare sono strumenti che, al di là di ogni altra valutazione, devono essere subito operativi senza infrangersi contro la barriera della macchinosità burocratica.

All'Italia servono le riforme Bagnasco invita la classe dirigente italiana ad un impegno bipartisan per porre "finalmente" mano "alle riforme, indispensabili per svecchiare un apparato appesantito e farraginoso" e per mettere fine ad un clima di "sospetti continui e polemiche alimentate ad arte".