Bagnasco scende in campo «Bene social card e bonus Ora aiuti a chi ha più figli»

Roma I politici devono cercare di parlarsi, invece di continuare a contrapporsi, perché il Paese ha urgente bisogno di riforme e di risposte adeguate per fronteggiare la crisi. Lo ha detto ieri pomeriggio il cardinale Angelo Bagnasco, aprendo i lavori del consiglio permanente della Cei. Il presidente dei vescovi ha parlato di vari argomenti, ma il brano più articolato della sua prolusione è quello dedicato alla povertà delle famiglie italiane.
«La crisi è scoppiata – ha ricordato – per le speculazioni avvenute in campo finanziario, grazie all’ingordigia di guadagni i più consistenti possibile nei tempi più brevi, ed è deflagrata poi per quella contagiosa euforia del vivere al di sopra delle proprie possibilità». Ora però gli effetti più dolorosi si riversano «su quella parte di popolazione che in realtà non ha mai scialacquato, e che già prima era in sofferenza». Citando il Papa, Bagnasco propone di «trasformare un capitalismo iniquo in uno più compatibile» con il coinvolgimento della società civile, e sottolinea la possibilità educativa di far capire ai giovani che «non basta aver di mira l’acquisizione di abilità tecniche» ma occorre «impegnarsi sulle virtù personali e sociali».
«La crisi – ha spiegato il presidente della Cei – tocca i singoli, le famiglie, le comunità». Il lavoro già prima era precario, «ora lo è di più, e quando si interrompe lascia senza garanzie», come pure una quota «di occupazione stabilizzata» è colpita, e «in certe zone la crisi è già emergenza». L’occupazione nel settore privato poi, «in metà dei casi circa, non ha ammortizzatori sociali» e in caso di licenziamenti le famiglie «entrano in una fase critica» con ripercussioni gravi su affitti e mutui.
Bagnasco non vuole però «seminare panico e uccidere la speranza. «Lo Stato deve certo fare per intero la sua parte», aggiunge. E riferendosi alla social card e al bonus familiare, li definisce «provvedimenti che devono ora arrivare celermente a destinazione», criticandone la macchinosità eccessiva, e lamentando che «sul fronte del bonus, le famiglie con figli a carico rischiano ancora una volta di essere le più penalizzate».
Il cardinale auspica che proprio la crisi sia l’occasione per «cominciare a sperimentare nel piccolo la logica di quel quoziente familiare», assumendo «le strategie più innovative e ad un tempo effettivamente più incisive». «I figli – spiega – non sono, non devono essere, una penalizzazione, quasi fossero un privilegio o un lusso». La famiglia ha bisogno di ricevere «la considerazione che merita, il riconoscimento non solo sociale ma anche politico, non deve sentirsi sopportata, né tollerata», non è «un peso ma un soggetto economico» e «un volano per l’uscita dalla crisi».
Bagnasco parla della mobilitazione delle diocesi, ma precisa che la Chiesa non vuole né può «surrogare» lo Stato e gli enti locali, anche perché le sue possibilità non sono certo sufficienti «a coprire il bisogno emergente». Anche per questo «sollecitiamo quanti operano sul territorio a mobilitarsi».
La crisi rappresenta «un’occasione anche per dare un taglio alla cultura dell’immagine come alla politica dell’effimero», ed è giusto che il Paese abbia quelle «riforme indispensabili per svecchiare un apparato appesantito e farraginoso». Gli italiani, sulla realtà economica del Paese, hanno il diritto di «conoscere la verità dei fatti senza distorsioni mediatiche, senza sospetti continui e polemiche alimentate ad arte. È preferibile infatti cercare di parlarsi anziché contrapporsi sistematicamente».
Bagnasco plaude poi ai recenti passi della riforma scolastica e torna a chiedere il sostegno per le scuole «libere e parificate».
Il cardinale ha quindi lanciato un allarme per la notizia dell’imminente «libera circolazione della pillola Ru486», chiedendo se davvero siano stati fatti gli approfondimenti necessari e ricordando «i casi documentati di danni enormi, vitali» che la pillola ha causato. Mentre per quanto riguarda la legge sul fine vita, pur ammettendo la «possibilità per l’ammalato di rifiutare pratiche di accanimento terapeutico», il presidente della Cei, riferendosi al caso Englaro senza citarlo, giudica un «inaccettabile epilogo eutanasico» il togliere «l’alimentazione e l’idratazione ad una persona».
Bagnasco non ha fatto alcun cenno, invece, alle preghiere islamiche davanti alle cattedrali italiane di Milano e Bologna nel corso delle manifestazioni antisraeliane dei giorni scorsi.