Bagnasco: «La vita non si ferma con le sentenze»

nostro inviato a Sydney
«Ci dobbiamo preoccupare se si procede alla consumazione della vita con una sentenza...». Il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei, è sbarcato a Sydney da poche ore e incontra i giornalisti a «Casa Italia», il quartier generale della pastorale giovanile della Cei al Radisson, un hotel incastonato tra i grattacieli della città. Vorrebbe parlare dei diecimila ragazzi italiani che sono arrivati in questi giorni, il terzo gruppo per consistenza dopo australiani e americani, ma non rifiuta la domanda sul paragone tra quanto sta avvenendo qui e il caso che fa discutere l’Italia, quello di Eluana Englaro, dopo il provvedimento della Corte d’Appello di Milano che ha autorizzato il padre della ragazza a staccare il sondino della nutrizione alla donna, da 16 anni in stato vegetativo. «Purtroppo – afferma il cardinale, senza nominare direttamente Eluana, ma riferendosi alla sua dolorosa vicenda – anche se a distanza di tanti chilometri, in questo momento viviamo tutti un forte sentimento di partecipazione, di dolore, di condivisione, di preoccupazione e di rispetto per una situazione di sofferenza. Al tempo stesso però non possiamo tacere: si tratta di un momento delicato e drammatico, se si dovesse procedere alla consumazione della vita con una sentenza. Togliere idratazione e nutrimento nel caso specifico è come togliere da mangiare e da bere a una persona che ne ha bisogno, come ne ha bisogno ognuno di noi. È un momento di forte preoccupazione che deve far riflettere tutti noi e tutti gli uomini di buona volontà».
Bagnasco ha quindi risposto a una domanda sulla disaffezione manifestata dai giovani verso la politica, soprattutto nel nostro Paese. «I giovani – ha detto il presidente della Cei – in fondo cercano sempre ideali alti, impegnativi e veri, anche se ardui. E non possono trovare questi ideali se non hanno di fronte una testimonianza da parte degli adulti, cioè nostra. Il mondo della politica deve far capire ai giovani con la massima autorevolezza e credibilità che occuparsi della cosa pubblica vale la pena, anche se è arduo: solo così si avvicineranno». Il presidente della Cei ha quindi fatto un paragone tra la capacità di accoglienza e di incontro che qui si respira, e il dibattito sull’immigrazione in Italia: «L’accoglienza fa parte del Dna del nostro popolo, l’essere stati immigrati è qualcosa che è rimasto nella vita e nella carne della nostra gente. L’accoglienza va sempre coniugata con il bisogno di sicurezza, con la legalità, con il rispetto delle regole, con la coscienza reciproca».
Molti dei giovani italiani dovevano essere accolti presso le famiglie australiane di origine italiana, ma, ha dichiarato ieri il console generale di Sydney, Benedetto Latteri, «la risposta non è stata quella che ci si aspettava», con le eccezioni delle famiglie di origine pugliese, molisana e veneta. Il diplomatico italiano adduce motivazioni sociologiche, la paura di avere estranei in casa. Ma alla Cei hanno una spiegazione più semplice: le famiglie dovevano accettare eventuali controlli da parte del governo sulle condizioni della casa e l’ottemperanza delle norme in materia di sicurezza, di compatibilità ambientale. Più di qualcuno ha preferito astenersi.
Intanto ieri sera, con la messa celebrata dal cardinale George Pell, davanti a 140mila giovani, si è aperta ufficialmente la 23ª Giornata mondiale della Gioventù.