Bagno di folla per il Senatùr: «Ora il federalismo fiscale»

Bossi: «Prodi vuole colpire la casa e il risparmio: i soldi per i nostri figli. Sì al nucleare per avere autonomia energetica»

Giannino della Frattina

da Milano

«Il braccio sinistro non lo muovo ancora, ma il destro sì». E lo agita in aria con il pugno stretto verso il cielo. «Li-ber-tà, li-ber-tà, li-ber-tà», urla nel microfono con la voce che via via si fa sempre più roca. Umberto Bossi si riprende piazza Duomo. Ancora ferito, ma mai domato il leader della Lega nord chiude la campagna elettorale a Milano. «Ti ringrazio ragazzo - dice come un consumato showman a uno delle prime file -, perché hai intonato il grido libertà. Non servono tante parole, ne basta una e ci capiamo». C’è tanta gente, quanta nessuno è riuscito a raccoglierne nella campagna elettorale più televisiva della storia. Solo pochi giorni fa per Letta e Fassino il comizio era stato a dir poco un bagno di sangue. Un palco enorme per parlare a un pugno di temerari pronti a sfidare umidità e noia.
A dir poco palpitante, invece, l’atmosfera che abbraccia il senatùr. La liturgia è quella di sempre. I Carmina burana, la fila di camper («Giù le mani dalla famiglia, no ai matrimoni omosessuali»), l’Alberto da Giussano e la stella camuna. Alla fine anche un enorme dirigibile blu che chiede di votare Lega e il Và pensiero, l’inno ombra del popolo leghista. L’auto blu arriva fin sotto al palco, l’Umberto scende con il vestito grigio ministeriale. C’è aria e qualcuno subito gli mette premuroso il soprabito sulle spalle. I primi passi e la gente trattiene il fiato. Per molti è la prima volta dopo il «coccolone». Lo guardano, lo spingono con lo sguardo, con la voglia di risentirlo urlare. Sale sul palco ed è di nuovo lui. «La luna ci guarda - indica con il dito e la voce gli si strozza in gola per l’emozione -. Dopo un anno e mezzo di ospedale questa campagna elettorale per me è stata difficile. Ho fatto fatica e quindi sono davvero contento di essere arrivato in piazza Duomo a Milano e di trovare qui tanta simpatia». Un altro boato. «Questa è stata una campagna un po’ cattiva, con tante cose non facili da interpretare per la gente. Hanno parlato dei Pacs e dovevano dire famiglia omosessuale, hanno parlato di armonizzazione fiscale e invece dovevano dire, onestamente come ha fatto Bertinotti, che vogliono aumentare le tasse. Il risparmio e la casa sono i soldi per i nostri figli. Il nostro è un Paese che ha sempre risparmiato, tassare il risparmio significa danneggiare le famiglie. Ci sono stati in questa campagna elettorale insulti inutili che fanno solo arrabbiare la gente e non ti danno voti. E invece la gente vuole capire. Con la gente bisogna essere chiari». Parla di gente e alla gente. È sempre lui. Al suo fianco, inaspettata, arriva il ministro Letizia Moratti, candidato sindaco del centrodestra alle amministrative milanesi che seguiranno queste politiche. «Preferisce chi ce l’ha duro», scherzerà più tardi il senatùr.
«La vecchia Lega è qui - mette a dura prova le corde vocali -, sempre pronta alle battaglie e al cambiamento del Paese. Noi abbiamo fatto degli accordi e li abbiamo mantenuti, ma le cose giuste le sappiamo vedere. Chiunque le dica». E comincia parlando di nucleare («per avere la nostra autonomia»). Poi della Bossi-Fini. «Non sarà perfetta, ma abbiamo diminuito del 27 per cento l’ingresso dei clandestini. Va migliorata, ma è un punto fermo per la gente che vuol rimanere padrona a casa sua». L’atmosfera si scalda e lui suona la carica. «Ora tocca al federalismo fiscale per perfezionare quello politico. Non c’è niente da fare, senza i danée si fanno poche cose. I soldi devono restare lì dove il lavoro li ha prodotti». Si parla tanto di magistratura e Bossi ha già pronta la ricetta. «I magistrati saranno presto eletti dal popolo». Bos-si, Bos-si, Bos-si. «Attenti - ammonisce - state attenti a non scrivere Bossi sulle schede. Altrimenti ve le annullano. Solo una crocetta sul simbolo del partito. E il nostro è la Lega».
Sul palco sale Roberto Calderoli. «Il popolo - attacca l’ex ministro - non voterà mai il mondo alla rovescia di Prodi. Il buon Dio ha creato Adamo ed Eva, mica Adamo e Antonio come vorrebbe la sinistra». Tocca a Roberto Castelli. «La Lega in questi anni di governo ha lottato anche al di là dei limiti umani. Come Bossi che ha quasi dato la vita per voi. No all’immigrazione selvaggia, no ai matrimoni omosessuali. Sicurezza e carcere per chi sbaglia». I lampeggianti si riaccendono. Bossi risale in macchina. Mezz’ora e a Bergamo lo aspetta un altro palco.