Bagno di sangue per la congiura dei Fieschi

Nella notte tra il 2 e 3 gennaio del 1547 l'ottantenne Andrea Doria deve affrontare il tentativo di colpo di Stato di Gian Luigi Fieschi, che attacca la sua flotta in porto. Giannettino Doria, cugino e braccio destro di Andrea, svegliato nel palazzo di Fassolo da rumori sospetti, corre alla porta di San Tommaso ma resta ucciso dai congiurati, che si sono impadroniti delle porte della città. Appena appreso ciò che sta accadendo, il principe trova in fretta e furia rifugio per i familiari nel monastero di San Teodoro e parte per mettersi in salvo nel castello degli Spinola, a Masone.
La congiura fallisce subito, perché il giovane Fieschi, caduto incidentalmente nella darsena da una passerella di accesso alle navi, annega, trascinato sott'acqua dalla pesante armatura. La città non si solleva, i congiurati sono costretti alla fuga.
Rientrato a Genova, Andrea decide una spietata punizione per quello che considera un crimine di lesa maestà contro la patria, e un precedente pericoloso. Ordina che il cadavere di Gian Luigi Fieschi sia lasciato per due mesi a decomporsi in un angolo della darsena, come monito, e poi gettato in mare. I beni dei Fieschi vengono confiscati, i fuggiaschi colpiti da bandi perpetui, il fratello Gerolamo e i congiurati che hanno trovato rifugio nel castello di Montoggio, sono presi e messi a morte dopo tre mesi di assedio. Il castello viene distrutto. Stessa fine tocca al palazzo di via Lata, mentre i feudi vengono spartiti tra la Spagna, la Repubblica e i Doria.