Da Bagnoli a Guidolin, dopo il maestro l’allievo ad allenare i rossoblù

Beppe Risso

Dieci anni fa il Genoa tornava in serie A e davanti a microfoni e tifosi festanti veniva presentato Osvaldo Bagnoli. Oggi cambia la sede (allora era in via Roma) e cambia il nome del tecnico, ma le sensazioni, l'entusiasmo e la categoria sono le stesse. Oggi è Francesco Giudolin l'uomo che condurrà il Genoa attraverso le città italiane del calcio che conta. Bagnoli e Giudolin ora anche il Genoa lega i due tecnici. E sì perché sotto l'ombra dell'arena, a Verona, i due si erano incrociati. Il neo tecnico del Verona era il giocatore di fiducia del calcio di Bagnoli, quello che ha riportato il Verona in serie A. Strana serie di coincidenze. Quando nel 1989 il Verona fu promosso in serie A, con 8 reti, suo record personale, a Verona nacque la diatriba tra Bagnoli e la società scaligera. Il Verona voleva lo straniero e scelse Dirceu. L'uomo della «Bovisa» voleva Guidolin, il suo capitano. Il rapporto si incrinò. Risultato: l'attuale mister del Genoa passò al Bologna, Bagnoli rimase a Verona, ma scelse il Genoa dopo aver vinto lo scudetto (col soretggio arbitrale). Strane coincidenze...
Mister Bagnoli, buonsaera. È arrivato Francesco Giudolin al Genoa. Possiamo dire che torna Bagnoli alla corte del Grifone?
«Sentirmi dire questo fa molto piacere. Giudolin l'ho sempre stimato e continuo tuttora a stimarlo. Conosco le sue capacità. È un uomo coi piedi per terra e un grande conoscitore di calcio».
Giudolin le assomiglia molto. Un uomo di poche parole e tanti fatti. Nessuna promessa ai genoani, ma tanto bel gioco.
«Nel calcio parla il campo. Se la squadra che alleni gioca bene, questo vale più di ogni discorso. E’ molto attento e preciso, saprà formare una squadra molto competitiva e spettacolare. I tifosi del Genoa si abitueranno presto al suo carattere, opposto a quello di Cosmi. Guarderanno meno in panchina e più in campo. Lo dico senza nessun riferimento negativo al precedente tecnico, ma solo perché conosco il modo di lavorare di Francesco».
Cosa può dire dell’uomo Guidolin. Ci racconta un aneddoto?
«L'ho conosciuto come giocatore e l'ho seguito come allenatore. Era un giocatore molto bravo tecnicamente, conosceva molto bene il calcio. L'ho allenato a Verona. È stato capitano, ha segnato otto goal, e ha portato la sua squadra in serie A. In quel Verona puntavo su di lui come riferimento anche per la massima serie. Invece la società scelse uno straniero, un «certo» Dirceu. Questo fece innescare una polemica: si diceva che io non volevo Dirceu perché avevo Guidolin. La realtà era che, proprio per la stima che avevo per Francesco, non mi sembrava giusto che in quel preciso momento dell'anno, si fosse optato per il forte straniero che tutti conosciamo».
Fu per «colpa» di Guidolin che lei dopo aver vinto lo scudetto a Verona, lasciò l'Arena e scelse la Lanterna.
«Due più due fa quattro».
Se la sente di dare un consiglio al nuovo tecnico del Genoa?
«Non darò mai consigli a nessuno perché non li volevo io. Ognuno deve fare quello che si sente. E' giusto che si ascolti tutto ciò che ti viene detto, ma i consigli sono una cosa diversa. Guidolin ha una preparazione già notevole. Un'esperienza invidiabile. Ha già dimostrato il suo valore sia calcistico che come uomo».
Cosa ne pensa di questa vicenda giudiziaria che ha investito il Genoa?
«No comment. Io posso parlare di calcio e da quello che ho visto quest’anno, il Genoa ha fatto un grande campionato. Era la squadra più forte della serie B e la promozione se l’è guadagnata sul campo».