Bagnone, mesi dopo il Superenalotto si ritenta con il jackpot da 100milioni

Dopo. Dopo i 148 milioni del Superenalotto che il 22 ottobre qualcuno dovrebbe avere incassato. Dopo il jackpot del gioco, 12 anni compiuti il 3 dicembre, che ad oggi sfiora i 100 milioni e nessun sei dal 22 agosto. Dopo quella vincita lunigianese alla faccia di Liguria, Valle d'Aosta, Tentino e Molise che in questi anni sono state le uniche a mancare quel sei stregato con una sfiga da paura. Dopo i riflettori, dopo i giornalisti col fiato sul collo, dopo le telecamere ad infilarsi dal buco della serratura. Dopo una ribalta che la campagna pubblicitaria più avveniristica non avrebbe potuto promettere. Dopo. Bagnone sempre ficcata là, più straniata e stranita che mai, nel cuore antico della Lunigiana, con il suo bar della fortuna e i 148 milioni scritti sul cartellone sbiadito dai sogni di una follia collettiva. Fiuti l'aria, l'odore dei camini, la fortuna che guazza beffarda e attira popolo, pullman in missione a tentare la vincita che ribalta la vita. Ci provi, perché no. Stesso bar di Simonetti, una schedina, grazie. Calcolo delle probabilità e un po' di scaramanzia. Le facce sono di Bagnone. Cambiato niente? «Molta più gente che gioca - aggiorna la signora - Al pomeriggio avevamo solo gli accaniti delle carte. Ora è diverso. Ma non mi chieda di vincitori, che 'sto tormentone ormai m'ha stufato». Gli altri, muti. Tutto come prima? Beh, magari a primo acchito. I muri, le stradine che arrancano, la piazza del Municipio con la locanda a sussurrare il passato per giocarselo in corsa. È il silenzio dei luoghi puntellati dalla storia, persi via nei riscatti, ancora in attesa o forse già contenti che «non devi più spiegare dov'è Bagnone di Lunigiana, duemila anime e due milioni di bilancio». Ma è il gioco, o ci stai o non ci stai, vero sindaco? E Gianfranco Lazzeroni, primo cittadino, cavalca la tigre, gongola della voluminosa rassegna stampa e rovescia sul tavolo le decine di lettere, a valanga, qualcuna ancora da aprire. Le richieste più strane artigliano questo sindaco charmant, che cala gli occhiali, abbozza un sorriso e viaggia di comunicazione. Scorre le missive scritte di pugno e le mail stampate: «Ci sono segnalazione d'aiuto e propose d'investimento immobiliare e industriale - informa Lazzeroni - E c'è pure qualche mitomane. Le ipotesi sono tante, la gente si guarda con occhio diverso, ma non trovo cambiamenti fra le persone. C'è una sorta di gioco: qualunque cosa uno fa può essere interpretata. I vari sospettati li incontriamo tutti i giorni e non credo ci sia nulla di diverso». Da fare subito? «Utilizzare la fama di borgo più fortunato d'Europa con una serie di eventi». Un occhio ancora alle lettere. Lazzeroni ne sfila una dall'ortografia incerta che recita: «Annunciamo nostra visita. Quando vedrete due Bentley nere saremo noi della popolare 'Ndrangheta». Nessuno manca all'appello, Telethon incalza per possibili collaborazioni, «un'artista di Tirol, grazie ad importanti affari, parteciperebbe agli utili lucrativi», più una sfilza di "help" da bisognosi veri o sedicenti. «È incredibile come Bagnone sia rimbalzato a livello internazionale. Dalla Spagna all'Australia. Adesso ci è ben chiaro cosa vuol dire comunicazione e grazie a questa esperienza contiamo su un data base di rilievo». Immortalati da Paris Match e raccontati da The Times che titola «Little town with a big secret», prendono la rincorsa sul progetto del Festival della Fortuna, «abbiamo contattato fior di professionisti per un evento che lega aspetto scientifico e cabala. Poi concorsi a premi con in palio viaggi. Ci sono gli strumenti per andare avanti; tutti i nostri problemi di carattere economico derivano da una storia di campanili, ma se facciamo sistema è la volta buona». Riflettori spenti e qualche sussulto se un foresto parcheggia in piazza. Ma il Palazzo lavora: «Questo è un paese in difficoltà dal punto di vista sociale ed economico - rispiega Lazzeroni - Dopo la forte emigrazione del dopoguerra, oggi viviamo di un artigianato legato al recupero edilizio e da qualche tempo anche di prodotti tipici. Il mercato immobiliare è in movimento e grazie a tale risonanza avrà una ripresa». E magari è la volta buona che fanno il pieno anche eventuali strutture ricettive: «Quasi terminati foresteria e ostello, che fanno cento posti letto, e un ex convento cinquecentesco è diventato un resort». Il sindaco, capito l'andazzo, ha ingranato la marcia la mattina seguente la vincita: «Ci siamo rivolti ad un partner di livello internazionale per gestire l'operazione». Una piroetta surreale che consegna Bagnone al così è se vi pare, con uomini a fiutare fortuna, il Living Theatre che lo vuole come residenza italiana, tedeschi e inglesi che acquistano delizie di rustici per finirci una vita, associazioni che tengono corsi di english che non si sa mai e un regista che ci ha girato il film «I said so little». Proprio in quel Bagnone lì, che a resuscitare ogni cent'anni come Brigadoon non ci sta più. Niente nebbie fascinose e sogni tramortiti. Hanno acchiappato la fama per la coda e ci costruiscono, con quell'orgoglio di Lunigiana, il loro quotidiano futuro.