La Bai si fa traviare da Bacco, Tabacco e una Venere nuda

La prima cosa chi ti salta agli occhi quando inizia a parlare è un rilucente piercing al centro della lingua. Ben piantato. D'altra parte Bacco, al secolo Francesca Coato - una delle tre parti femminili che, rompendo con la tradizione maschile della compagnia goliardica genovese, hanno rubato il palcoscenico ai compagni nella 96ªedizione della Baistrocchi in scena al Genovese da sabato 27 dicembre - ben piantata lo è anche nella vita. Vent'anni, originaria di Marassi, sampdoriana, con un sogno nel cassetto che è diventato realtà («ho sempre desiderato recitare in un teatro»), sul suo futuro ha le idee ben chiare. Iscritta al primo anno di Giurisprudenza, «Stu» - così chiamano Francesca le amiche all'uscita dei camerini la sera della prima - farà il giudice. Di più: «farò il Gip, il giudice per le indagini preliminari», lancia la sfida Francesca accompagnandola col motto «potere alle donne!». E giù le amiche: «potere alle donne!».
Nel ruolo di Tabacco - nella rivista dedicata quest'anno a Mario Baistrocchi, fondatore della compagnia nel 1913 e a cui è stata di recente intitolata una piazza nei giardini Brignole (da cui il titolo dello spettacolo «Sarà tutto più bello in piazzetta....») - si è cimentata Silvia Ponso, primo anno di lettere antiche. A diciannove anni, Silvia non è alla sua prima esperienza teatrale: «studio recitazione da 5 anni e ultimamente sono entrata nella scuola di Luca Bizzarri», spiega la studentessa che vive a Bogliasco. «Da grande voglio fare l'attrice», non ha dubbi Silvia che da matricola ha già coronato il suo sogno, se non grazie ai professori, tramite la compagnia goliardica. E tra gli antichi fondatori della goliardia, dopo Bacco e Tabacco non poteva mancare Venere. Per lei un solo minuto di gloria in tutta la serata. Bella e irraggiungibile all'apice del palcoscenico, Ilaria Scotto non parla: c'è, e tanto basta. Compare a metà spettacolo nuda col suo sorriso, i capelli biondi e lunghi e dopo un amen scompare. Ma nell'Eden della Baistrocchi, Ilaria non si fa traviare: «dopo la laurea farò l'interprete di tedesco». Da Sampierdarena dove vive, è già partita una volta per uno stage di sei mesi a Monaco di Baviera. «Non hai trovato il tuo ruolo un po' maschilista e riduttivo della figura femminile?», le chiediamo. «Macché! Mi piace fare Venere», chiosa lei. «Sì, sì, è una Venere splendida», si esaltano i compagni, bravissimi in scena. Loro sì, forse, un po' maschilisti. E troppo giovani per ricordarsi del motto: «Bacco, Tabacco e Venere riducono l'uomo in cenere». Se non una intera compagnia teatrale. E poi ci sono gli inossidabili Edoardo Quistelli, Paolo Draghi e Alessandro Barbini con la regia di Piero Rossi e le musiche di Marco Grasso. Repliche fino al 18 gennaio.