Balasso chiude la sua tournée «senza briglie»

Valentina Pedrazzini

da Milano

Partita da Torino a ottobre, la tournée teatrale di Libera Nos, tratto dall’omonimo romanzo di Luigi Meneghello, è tornata con grande successo sui palcoscenici del Nord Italia dopo il boom del 1989. Un giro lunghissimo che si concluderà in settimana a Genova (mercoledì e sabato) e a Settimo Torinese (domenica). L’adattamento è di Marco Paolini e Gabriele Vacis, oggi tra i nomi di punta del teatro italiano. Quindici anni dopo Vacis torna alla regia del lavoro e, perso Paolini, ne ha affidato il ruolo di protagonista a Natalino Balasso, reduce dalla vittoria di Zelig.
La storia è sempre quella scritta da Meneghello: la vita di un paese della provincia vicentina, Malo, tra il lavoro dei suoi abitanti e le avventure picaresche dei suoi figli, ricordate da uno dei protagonisti dopo il boom economico. Così era e così è lo spettacolo, che però amplia il ruolo del narratore rispetto alla prima versione recitata, e a cui Balasso dà un valore comico aggiunto «perché è difficile tenere le briglie di Natalino» scherza Vacis «anche se veste i panni di un personaggio drammatico e riesce a dimostrare di essere un attore a tutto tondo».
Gli altri cambiamenti riguardano i nuovi mezzi tecnologici a disposizione: «In teatro le belle descrizioni meneghelliane risulterebbero noiose, così abbiamo ricreato l’atmosfera e i visi dell’epoca attraverso filmati che sostituiscono le diapositive dell’89», col duplice pregio di rievocare l’elemento nostalgico del libro e «completare l’essenzialità della scena, fatta solo di due veli». Un ruolo di spicco è affidato anche alla musica, tanto da essere promossa a «scenofonia»; è questo un tratto distintivo della concezione scenica del regista, come era già emerso dal successo teatrale e televisivo di Totem, a cui il Vacis lavorò accanto ad Alessandro Baricco.
Dai suoni alle parole, si riflette sul dialetto, che non è la lingua del palcoscenico, ma offre uno spunto di analisi critica sul passato, nonostante sia ormai considerato arcaico. E proprio qui sta il nodo della storia, se questo passato per molti remoto abbia ancora un messaggio da dare: «Libera Nos racconta un mondo non di consumatori, ma di uomini. Rimane un’opera attuale perché aiuta a coltivare la memoria, a recuperare le nostre origini e a capire se la diffusione del benessere economico ci faccia davvero vivere meglio».