Baldassarri: «Sì al mandato a termine ma solo il Parlamento lo può decidere»

Gian Battista Bozzo

da Roma

«Il mandato a termine per il governatore è giusto, ma deve deciderlo il Parlamento, senza affidarsi a ipotetiche autoriforme. E bisogna riportare il dibattito sul punto nodale: la difesa del risparmio e dei risparmiatori. Perciò suggerisco di tornare alla bozza Tremonti». Mancano pochi giorni alla riunione del Comitato per il credito e il risparmio e Mario Baldassarri, viceministro dell’Economia, sollecita la politica a riappropriarsi della vicenda.
Venerdì il Cicr ascolterà la relazione di Antonio Fazio sui casi Antonveneta e Bnl. Sarà l’occasione per giungere a una qualche conclusione sul futuro del governatore di Bankitalia?
«Qui rischiamo che vicende troppo personalizzate e specifiche, come lo scontro fra cordate per il controllo di alcune banche, ci allontanino dalla questione centrale. Il problema è la tutela del risparmio e dei risparmiatori: questione che nasce dalla modifica degli assetti economici, dal trasferimento alla Bce della sovranità monetaria, da un Antitrust ormai da considerare in termini europei. È dunque necessario un riaggiustamento ampio delle autorità di controllo. Gli elementi che denunciano la necessità di un nuovo assetto non sono le scalate bancarie ma le truffe dei bond argentini, il caso Cirio, il clamoroso buco della Parmalat. Da qui dobbiamo partire. Quale assetto di garanzia e di controllo dare alle varie funzioni. Questo era l’approccio della proposta Tremonti del gennaio 2004. Quella bozza era eccellente sull’argomento. Noto che Romano Prodi saccheggia quel testo: e allora, perché il centrosinistra non l’ha appoggiato a tempo debito?».
Quale dovrebbe essere il nuovo assetto delle autorità?
«La riforma deve poggiare su tre gambe, per raggiungere un equilibrio. Prima gamba: ridiscutere le aree di competenza e responsabilità fra Consob, Antitrust e Banca d’Italia. Seconda gamba: definire le responsabilità e i ruoli nel caso in cui uno stesso argomento interessi due autorità. Terza gamba: indipendenza delle autorità. Nel caso della Banca d’Italia, l’indipendenza è stata finora assicurata dal mandato a vita del governatore. Nella bozza Tremonti, l’indipendenza è garantita dal Parlamento: la nomina del governatore spetta al governo, ma deve essere ratificata dalle commissioni parlamentari a maggioranza qualificata, e così il mandato a termine non dà problemi. Ai 7 anni di mandato si potrebbero aggiungerne altri 7 di incompatibilità con altri incarichi, ma con continuità retributiva».
Bisogna affrontare anche l’azionariato di Bankitalia? E spingere per una gestione più collegiale in via Nazionale?
«La questione della proprietà, nel senso di un ipotetico conflitto d’interesse vigilante-vigilati, mi sembra francamente un aspetto più formale che sostanziale. Quanto alla collegialità, la vedo necessaria alla Bce, che rappresenta un sistema di banche centrali, ma nel caso nazionale le decisioni ultime devono restare al governatore».
Lei fa riferimento più alle vicende Cirio e Parmalat che alle scalate: perché?
«I casi Ciro e Parmalat sono stati eclatanti, e le autorità si sono rimpallate le responsabilità. Il problema è tutelare i risparmiatori e non tutelare le banche. Più che bloccarsi sul Fazio sì-Fazio no, la responsabilità politica - in questo caso sì, anche trasversale - è di varare al più presto una buona riforma del risparmio. Ritorniamo ai contenuti, ritiriamo fuori la bozza Tremonti. Se l’avessimo approvata l’anno scorso, e l’opposizione l’avesse sostenuta allora, oggi avremmo una buona legge e molti problemi in meno. Bisogna approvare la legge entro l’anno, perché altrimenti lasciamo tutto in un limbo dove prevale lo scontro fra bande».
Autoriforma o riforma?
«È il Parlamento l’organo sovrano, che deve garantire sia il nuovo assetto dei controlli sia l’indipendenza delle autorità. Non credo all’autoregolamentazione. Stiamo discutendo di risparmio e risparmiatori, di milioni di cittadini che devono avere tutela, non dobbiamo farne una questione personale. È necessario per la credibilità democratica che la decisione venga presa in Parlamento, dopo una discussione politica seria. Non è che due o tre tecnocrati si chiudono in una stanza e ci offrono la soluzione. Ed è urgentissimo agire, garantendo i risparmiatori e non seguendo le registrazioni telefoniche fatte uscire a seconda degli interessi degli uni o degli altri».
Tempi stretti: ci vorrà, come qualcuno propone, la fiducia?
«Prima di chiedere la fiducia, chiediamoci su che cosa porla. Dunque, parliamo dei contenuti concreti. La fiducia va data ai mercati e ai risparmiatori. Se per giungere a quel fine, è necessaria anche una fiducia parlamentare, ben venga».