Baldi (Fi): «Il modello Roma? Un’utopia per gestire il potere»

Il capogruppo comunale azzurro chiede a Veltroni di dimettersi: «Meglio le urne di un sindaco dimezzato»

Da quando Berlusconi gli ha fatto i complimenti per l’organizzazione della manifestazione del 21 aprile, il capogruppo degli azzurri in Campidoglio Michele Baldi ha capito che era giunto il momento di portare la «questione romana» all’attenzione dell’agenda politica nazionale. Con lui facciamo un bilancio del primo anno di opposizione in aula Giulio Cesare.
Veltroni ha detto che anche da leader del Pd continuerà il suo mandato da sindaco.
«Non è possibile. Fare il leader del Pd significa prepararsi a fare il premier del dopo Prodi e questo potrebbe verificarsi anche in tempi non necessariamente lunghi. Io ritengo inaccettabile che un rappresentante di un partito possa anche fare il sindaco di una città come Roma. Il sindaco deve fare il sindaco e non altre cose. Altrimenti torneremo a vedere primi cittadini con le mani legate, tipo l’ultimo Rutelli o l’ultimo Veltroni. Il sindaco di Roma, è risaputo, non è ben visto al Nord, gli interessi della città finiranno per scontrarsi con quelli del Paese. Tanto di cappello a Petroselli, l’unico vero primo cittadino tutto di Roma».
Che cosa propone?
«Le elezioni. In queste condizioni non si può tenere la città: si deve andare a votare. Basta assistere ai consigli comunali per capire l’esasperazione che vivono alcuni municipi. Il sindaco non lo sa perché partecipa solo ai consigli ripresi dalle tv. Pensate che pochi giorni fa, mentre noi consiglieri eravamo assediati dai cittadini del XVIII e XVI municipio, Veltroni stava parlando con Prodi e quando è tornato se n’è andato in Protomoteca a parlare di cinema con Romina Power. Roma è uno Stato: bisogna fare il sindaco a tempo pieno».
Ma Veltroni dice che va tutto bene...
«Roma è in condizioni di invivibilità drammatiche. Ci sono problemi strutturali enormi. I metri cubi si sono moltiplicati mentre le infrastrutture sono rimaste le stesse: si fanno i palazzi ma non si fanno le strade. I municipi sono tutti in fermento, anche quelli di sinistra, perché l’attuale maggioranza non ha concesso il decentramento ma ha solo creato un piccolo regime con delle crepe impressionanti».
Senza contare le stangate fiscali degli ultimi mesi...
«Basti pensare che i cittadini hanno dovuto sborsare altri 114 milioni di euro l’anno per l’addizionale Irpef, altri 100 milioni di gettito per la tassa sui rifiuti e altri 25 milioni per le contravvenzioni. Soldi in più rispetto a quelli che già si pagavano. Una politica comunale repressiva per fare cassa. Per appianare gli sprechi dovuti ai costi di bilancio delle holding comunali come Ama, Atac, “Risorse per Roma”. Voragini appianate coi soldi dei cittadini. Addirittura a “Risorse per Roma” si è pagato per anni due stipendi a due amministratori delegati e due affitti per due sedi diverse. Se questo non è uno spreco...».
Sì, ma l’opposizione non sembra tanto battagliera.
«Non è vero. La realtà è che siamo censurati da tutti i giornali che hanno interessi editoriali e non vogliono disturbare il sindaco e la sua giunta che li fa lavorare, e da quelli di ideologie diverse. Qui siamo davanti a un problema di democrazia».
Insomma, a lei non piace poi così tanto il modello Roma?
«Parlarne rappresenta un’ipocrisia. Questa invenzione di Bettini ha prodotto guasti incredibili. Un’accozzaglia di ideologie politiche messe assieme per accontentare tutti, da Rifondazione ai centristi, dalla Margherita ai fuoriusciti di Forza Italia, da Zambelli a D’Erme. Un’accozzaglia che è servita solo a gestire il potere senza fare scelte».
Faccia qualche esempio.
«Il termovalorizzatore. Alla fine quello pubblico non è stato fatto. L’unico autorizzato è quello privato e “raccomandato” di Malagrotta. Con la conseguenza per i cittadini di stangate spaventose sulla tassa dei rifiuti. Un altro esempio riguarda i metri cubi costruiti per accontentare i grandi speculatori dell’edilizia. Case e quartieri nuovi senza che ben 30mila famiglie ne trovassero una. Addirittura è riuscito a dare più case ai bisognosi D’Erme, occupandole, di quante ne abbia provveduto ad assegnare il Comune, che ovviamente su qualche sgombero ha chiuso più di un occhio. E poi ditemi perché questo tanto decantato modello Roma non è riuscito a portare nella Capitale le aziende nazionali e internazionali più importanti: avrebbero portato posti di lavoro. Si va a produrre lontano e non qui. Inoltre il problema del traffico non è stato risolto, le buche e la sporcizia ci divorano, i contratti di servizio non vengono rispettati. Roma non ha bisogno di eventi, la città eterna è già un evento».