Baldi: «È il momento di rinserrare le fila e guardare al futuro»

Marzio Fianese

Non si può dire certo che la consiliatura in Campidoglio cominci nel migliore dei modi per l’opposizione di centrodestra. Se Alleanza nazionale piange - in senso metaforico, s’intende... - Forza Italia sicuramente non ride. Il risultato elettorale alle amministrative ha segnato un consistente passo indietro degli azzurri che ora si confrontano a suon di polemiche interne soprattutto dopo l’elezione di Michele Baldi a capogruppo capitolino. Tanto che il vicecoordinatore nazionale Fabrizio Cicchitto ha convocato per domani, in via dell’Umiltà, una riunione di tutti gli eletti a Roma e nel Lazio. Ne parliamo con Michele Baldi, durante la manifestazione con Silvio Berlusconi all’Eur.
Di cosa parlerete domani?
«Si tratta di una riunione soprattutto organizzativa. È la continuazione delle attività già svolte e programmate per il dopo-elezioni. Quanto al resto, vedremo quali saranno gli argomenti da affrontare. Ma io credo che sia giunto il momento di rimboccarci le maniche, tutti insieme, per riprendere il cammino».
Non ci vuole spiegare come è nata la polemica?
«Ma certo. In realtà il problema è nato a proposito di un comunicato stampa dei consiglieri comunali di Forza Italia, con il quale si facevano delle precisazioni a proposito dell’incontro tra Gianni Alemanno e i nostri coordinatori romano e regionale Giampaolo Sodano e Beatrice Lorenzin. Quel comunicato, concordato soprattutto con Fabio De Lillo e da lui rinnegato dopo poche ore, era fondamentale per la dignità del gruppo consiliare. Se non ci fosse stato, non saremmo nemmeno partiti».
Ma le polemiche sono poi continuate...
«Purtroppo abbiamo assistito a scambi di insulti anche personali che si potevano evitare. E dopo la mia elezione, ne ho lette di tutti i colori sul mio conto. Credo che si tratti soprattutto di risentimenti personali che non hanno nulla a che vedere con la strategia e l’organizzazione del partito o con i rapporti con gli alleati del centrodestra».
In che senso?
«Intendo dire che quello che si è voluto far passare in maniera subdola sui giornali e, cioè, che io sarei in qualche modo inviso ai colleghi di Alleanza nazionale, non è assolutamente vero. Non mi risulta proprio, anzi. È singolare che ci si preoccupi degli altri partiti piuttosto che del nostro. Con i colleghi che mi hanno votato, 4 su 6, ci stiamo preoccupando di come far crescere Forza Italia. E poi bisogna anche dire che non sta scritto da nessuna parte che chi raccoglie più preferenze debba per forza fare il capogruppo. Dal ’97 a oggi in Consiglio comunale e regionale, non ho visto un solo capogruppo di Forza Italia eletto perchè aveva preso più preferenze elettorali, tranne uno, Fabio De Lillo».
Ma perché lei non ha replicato alle accuse?
«Potrei rispondere che non l’ho fatto per una questione di stile. Ma, vede, in una situazione delicata come l’attuale c’è bisogno di doti come la responsabilità, la pazienza, la voglia di fare, cercando di puntare a ciò che ci unisce piuttosto che a ciò che ci divide. E occorre recuperare tutte le risorse e le energie del nostro partito per tenere testa a Veltroni. Nell’interesse soprattutto di Roma e dei suoi cittadini. La verità è anche un’altra: che io sto studiando tutte le carte sull’emergenza rifiuti, il termovalorizzatore, il Centro carni, i bilanci di Zetema e di Promoroma... La cosa fondamentale per chi fa politica è non solo prendere i voti, ma soprattutto dimostrare il giorno dopo di essere un amministratore all’altezza».