Baldini: "Vado a Pechino, ma gli altri corrono troppo"

Allarme per il campione olimpico della maratona: nella gara di Londra, a pochi mesi dai Giochi, si classifica dodicesimo a 8 minuti dal keniano Martin Lel

Londra - Così veloci non erano andati mai. E lui, che poi è il campione olimpico, poche volte è andato così lento. Sfuma fra i ricordi in grigioscuro l’ultima maratona londinese di Stefano Baldini. Dodicesimo, a 8 minuti dal vincitore, il solito keniano, dal solito nome (Martin Lel), dal solito vizietto (terzo successo, secondo consecutivo), allenato dal solito italiano (Gabriele Rosa). Lel ha impiegato 2 ore 5’15“ sotto il cielo piovoso, fastidioso, ingrugnito di Londra, ed è tempo record per questa maratona (a 49 “ dal record del mondo). Baldini è andato oltre le due ore e 13 minuti (2h 13’06“), nettamente al di là di progetti che parlavano di due ore e 11 minuti. Sembra di sentir un rintocco sinistro, Big Ben ha detto: stop!

Stop alla speranza di aver trovato l’elisir di lunga vita, stop all’idea di ritrovare gambe carburate per difendere l’oro conquistato ad Atene. Baldini è un mix di grinta e determinazione, ma non un visionario. Oggi si imbarcherà per Pechino, andrà a studiare il percorso dei Giochi. Ma ieri si è lasciato sfuggire quel che gli dice il cuore: «Se non avessi vinto l’oro, probabilmente la mia carriera sarebbe finita a 37 anni (che compirà il 25 maggio ndr.). A Pechino sento il dovere di esserci, per un senso di responsabilità, ma la distanza fra me e gli altri sarà difficile da colmare. Ora mi sento a pezzi, il 24 agosto spero di aver recuperato un po’ di forma». Brutta storia, dietro di lui c’è il vuoto. Lo dicono i risultati azzurri. In questi anni Baldini ha nascosto un buco nero che va facendosi sempre più nero. Ci sarebbe Bordin che ha corso a Torino in 3 ore e 5’, niente male per un 49enne. Ma forse è un po’ in là con l’età. Poi Vincenza Sicari che ieri ha vinto la corsa femminile di Torino con un tempo dignitoso (2h 29’50“) per entrare nell’élite.

In questi mesi il nostro campione ha lottato con acciacchi fisici e con l’età. Ieri è transitato, a metà corsa, tenendosi faticosamente aggrappato alla sua strategia di gara: tre minuti in più rispetto a chi andava ad andatura da record. Il finale è stato quello di un lottatore indomito. Poco incoraggiante il crono: il peggiore di tutte le sue partecipazioni a Londra. Per capire a che punto siamo, basta ascoltare le parole morbide di Luciano Gigliotti, il suo tecnico: «Stefano è serio e motivato. Adesso serve rimettere insieme i cocci e guardare avanti. Saprà riprendersi». Per chiudere con dignità.