La Balena bianca affonda: a secco di poltrone cerca il salvagente del Pdl

A Trento corsa col Pd, in Abruzzo con l'Udeur, ma solo dopo il no del Cavaliere. L'ex portavoce Pionati silurato per un pranzo con il Cavaliere: "Bisogna tornare al centrodestra"

Roma «L’acqua è poca e la papera, anzi, la Balena non galleggia...». Il solito maligno sorride, non aggiunge altro e va via. Ma coglie nel segno. E delinea così, al di là della facile ironia, la rotta segnata dai centristi. Né di qua, né di là. L’Udc veleggia in solitario - urlano dalla prua - a difesa di valori cristiani, famiglia e coesione sociale. Sarà così. Ma intanto l’equipaggio s’inquieta. E uno dopo l’altro, tra mozzi e ufficiali («in stand-by» adesso pure Francesco Pionati, ex portavoce, reo di aver pranzato con il premier all’insaputa del segretario Lorenzo Cesa) abbandonano l’ammiraglio. Alias, Pier Ferdinando Casini.
L’ammutinamento va avanti da mesi. Dall’Etna alle Alpi, con i distinguo del caso. Complice il divorzio dal Cavaliere, consensuale o meno non importa. Parlamentari, assessori, consiglieri. Tutti (o quasi) accolti a braccia aperte nel Popolo della Libertà. «Ingrati, traditori». Il giudizio di chi non abbandona la nave è impietoso. Poi però, a testa bassa, a via Due Macelli qualcuno ragiona così: «Be’, lo scudocrociato è sempre stato sinonimo di potere, governo e... poltrone». Chi la tira su, invece, guarda al bicchiere mezzo pieno: «Se ne vanno? Meglio, così rinnoveremo la classe dirigente». «Vero - si ribatte a distanza - ma se non vinciamo, a che ci serve?». Non fa una piega. Ma adesso, che fare? Da soli, a destra o a sinistra? «Casini si professa single, non vuole farsi intruppare, ma in realtà si è “incartato”», è l’analisi più gettonata in Transatlantico. Dove si inquadra così la questione: «Dopo la porta in faccia sbattuta da Silvio Berlusconi, ora spera di non uscire a pezzi dalla tornata elettorale in Abruzzo. E poi, per evitare di scomparire, farà di tutto per superare il quorum alle Europee, sempre che si alzi questo benedetto sbarramento».
Magari non sarà proprio in questi termini, ma il Palazzo (abitato da tanti ex col dente avvelenato) la vede così. I fedelissimi, è ovvio, la pensano in maniera diversa, anche se non si nascondono. «A fronte di un esodo cospicuo e rumoroso di parlamentari ed esponenti locali, fetta anche superiore al 30%, alle Politiche abbiamo perso solo l’1% degli elettori», fa notare Roberto Rao, uomo di fiducia dell’ex presidente della Camera. «Non ci spaventano eventuali nuove defezioni - aggiunge - perché convinti di poter puntare a mantenere i nostri consensi».
Già, ma come se non bastasse, è appena scoppiato pure il «caso Pionati». «Da tempo - ammette l’interessato - non condivido la linea del partito». E un faccia a faccia «galeotto» con il Cavaliere, mercoledì scorso, gli costa la carica, affidata lo stesso giorno ad Antonio De Poli. «Non è una novità che il mio cuore batta per il centrodestra», spiega il deputato. «Nella pancia del partito c’è un malessere diffuso, soprattutto nelle periferie - continua Pionati - e non è un caso che in questi ultimi giorni abbia ricevuto decine, centinaia di telefonate, in cui colleghi e amici mi incitavano ad andare avanti». Avanti, fino al punto di passare subito nel Pdl? «Sciocchezze, per il momento mi sono preso una pausa di riflessione - chiarisce - anche per capire, sondare, dentro l’Udc, chi condivide la necessità di un riavvicinamento al centrodestra. D’altronde, noi nasciamo lì e il 75% della nostra base si identifica con l’area del Pdl». Come dire, «essere andati da soli alle scorse elezioni deve rimanere un episodio, anche perché l’attesa logora». Intanto, assicura l’ex volto noto del Tg1, nonostante tutto «con Cesa ho rapporti più che fraterni e di stima». Sarà, ma intanto il segretario non sapeva del colloquio con il premier. «Ma dov’è il problema? - si chiede -. Non ho mica bisogno di avere il suo mandato e non è di certo la prima volta. E tra l’altro, nell’incontro - al quale non ha partecipato la sua segretaria, che non ha organizzato il pranzo, visto che con Berlusconi ha un rapporto personale - ho semplicemente perorato la causa del dialogo tra lui e Casini». Nulla di male, dunque. «Sì, peccato però che noi non ne sapessimo nulla», rimarcano in casa Udc. Ma tant’è.
Sul tappeto, «caso Pionati» a parte, rimane anche il nodo Abruzzo, dove si voterà a fine mese. «Oggi Berlusconi - spiega ancora Rao - in una regione dove tutti preannunciano l’affermazione del suo candidato (Gianni Chiodi, ndr) ha avuto gioco facile nel porci condizioni inaccettabili, l’aut-aut. Ma ben diverso sarà quando, in altre realtà locali, i nostri voti saranno determinanti. E allora sì che il Pdl avrà un atteggiamento diverso. Ma a quel punto saremo noi a dover decidere cosa fare». Intanto, però, raccontano che Casini abbia tentato in tutti i modi di trovare un accordo con il premier, pronto a rinunciare alla candidatura del suo Rodolfo De Laurentiis. Ma il Cavaliere, pare dopo aver visionato un sondaggio ad hoc, decide di non ricucire con l’ex alleato. E così, Udc insieme all’Udeur alle Regionali, ma con il Pd a Trento, a sostegno di Lorenzo Dellai alla Provincia. Ma questa è un’altra partita. E nel frattempo De Poli, anche commissario in Abruzzo, non si straccia le vesti per il recente abbandono, da quelle parti, di due «pezzi da novanta» (Mario Amicone e Carlo Masci), passati, guarda caso, nel Pdl. «Certo, dispiace per gli amici che scelgono altri lidi. Ma in molti dovrebbero ringraziare il partito, senza cui non avrebbero mai fatto, ad esempio, gli assessori». Si sa, il potere logora chi non ce l’ha. Ma forse, anche più, chi lo perde.