Ballan: «Se va avanti così restituisco la maglia...»

Alla fine ha fatto più fatica a ritornare nella sua tranquilla Castelfranco Veneto che a coprire, sul filo dei 55 chilometri orari, gli ultimi tremila metri del mondiale di Varese. Il giorno dopo di Alessandro Ballan è una coda in autostrada e un continuo rispondere al cellulare, fare autografi e raccontare quell’ultimo scatto che ha fatto esplodere Varese, come il gol di Ronaldhino al Meazza. «Tanti mi hanno: “Alessandro, con quel gesto mi hai emozionato”. Io invece ho nel cuore quel boato. Entrare nello stadio del ciclismo è stato davvero come fare un gol al Meazza. A proposito, il mio Milan ha vinto il derby: grande giornata iniziata con l’iride di Valentino Rossi…». Il giorno dopo di Alessandro Ballan è tutto un viaggio: in coda. Da Solbiate Olona, dove era posto il “buen retiro” azzurro, a Castelfranco Veneto. «Un viaggio interminabile, accompagnato da un susseguirsi di telefonate. Il cellulare impazzito, ad un certo punto ho detto a Daniela, mia moglie: “se va avanti così, torno indietro e restituisco la maglia...”. A parte gli scherzi, l’inizio della mia nuova vita da campione del mondo non è stata delle più semplici. La sensazione era quella di essere finito in una trasmissione tivù: Uno contro tutti o su Scherzi a parte. Sia ben chiaro: tutti attestati di affetto, ma per uno che ama il silenzio e la tranquillità è stato davvero un trauma». E adesso? «Domani (oggi per chi legge, ndr) giornata tutta per me, in famiglia, poi da domani torno in bicicletta. Domenica c’è da correre il Giro del Lazio: la prima da campione del mondo. Poi spero in un gran finale, con il Lombardia da correre in aiuto di Damiano Cunego, che è pur sempre il vicecampione del mondo. Lui è giovane, ed è un gran campione. Io non ho problemi a dargli una mano: se sono campione del mondo è anche merito suo».