Ballarò una sola estate

Ma se uno o due milioni di italiani invadono Roma e chiedono la testa del governo, ditemi, qual è il tema di attualità politica da trattare a Ballarò? «Resa dei conti nella Casa delle libertà», è ovvio. Il problema è che il conduttore più funzionale alla sinistra della storia della Rai (ditemene uno che l'abbia mai superato) martedì sera si è ritrovato di fronte un signore che a farsi rosolare da personaggi della qualità umana di un Furio Colombo, ecco, come dire: no. Questo signore si chiama Giulio Tremonti e ha fatto nell'arena ciò che in un'arena è necessario, un signore dio mio sì, «arrogante», può evidentemente permetterselo: non detiene la nota lucidità e umiltà di un Furio Colombo. La sostanza è che Tremonti a Ballarò le ha suonate un po' a tutti, e l'Unità di ieri lo ha attaccato con una paginata intera: lettori infuriati e articolaccio sul «guastatore». Chi è dunque Tremonti? «L'avanguardia di Berlusconi in tv e nelle piazze». Confermiamo: è vero. Che ha fatto Tremonti? «Ha scelto la strategia del dileggio». In parte confermiano anche questo. Ma non è questo a bruciare. E neanche che Tremonti abbia dileggiato in primo luogo la Finanziaria. E neanche che la sua critica del mercatismo stia più a sinistra di questa sinistra. E neanche che abbia rimesso il collare a Furio Colombo. Brucia che abbia vinto. Brucia che gli chiedevano del futuro e ce l'avevano davanti.