Ballardini, la vittoria di normalità e serietà

(...) Che, certo, non è un allegrone, un simpaticone, un ruffiano che fa di tutto per ingraziarsi i giornalisti. Ma, altrettanto certamente, è uno serio. Di una serietà assoluta. Un «aziendalista», parola su cui è partita una surreale polemica nei giorni scorsi, dove «aziendalista» significa che guarda i giocatori che gli ha messo a disposizione il presidente Preziosi e punta a farli giocare nel loro ruolo naturale, senza provare a fare «il fenomeno», come purtroppo ha fatto qualche volta l’ultimo Gasperini, che nelle scorse settimane ha firmato il Genoa più inguardabile degli ultimi anni. Checchè ne dicano le vedove inconsolabili del Gasp, abituati a vivere di (splendidi) ricordi di un altro Gasp e di un altro Genoa.
Del resto, l’ha detto proprio Preziosi all’arrivo di Davide Ballardini: «Non ho bisogno di un fenomeno in questo momento, ma di qualcosa di semplice». Il che non voleva essere certo un modo di sminuire il suo nuovo tecnico, ma il più bello dei complimenti.
Ribadisco: se il presidente rossoblù - un Preziosi cresciuto moltissimo negli anni, che ha imparato anche l’autocritica e l’umiltà, per quanto la parola umiltà possa far parte del guardaroba dialettico di Preziosi (e in questo si vede netta la mano di Luca Barabino) - ha fatto un errore, è stato quello di aver mandato via Gasperini troppo tardi. E questo lo dico indipendentemente dai risultati col Bologna, ma anche con il Cagliari e poi con la Juventus. Doveva cambiare prima di iniziare la preparazione estiva, visto che il rapporto era già logoro e, dopo lo scorso campionato, Gasperini non aveva più nulla da dare al Genoa. Al massimo, doveva cambiare dopo il Chievo. Ora è tardi, anche se è meglio tardi che mai.
Ballardini magari non sarà «un fenomeno», ma riesce ad essere un fenomeno umanamente: della sua maniacalità nel seguire i dettagli, con vita ritirata con i collaboratori in una specie di eremo, si è detto, ai confini della leggenda metropolitana. Così come si è detto della sua passione per i classici della letteratura piuttosto che per i quotidiani sportivi. Circostanza che, con tutto il rispetto per i quotidiani sportivi, me lo rende già simpatico e vicino.
Il resto, l’abbiamo visto nelle prime esternazioni di Ballardini. La mini-conferenza stampa di insediamento, quella di presentazione della sfida contro il Bologna e quella successiva alla vittoria contro gli uomini di Malesani. In tutti i casi, risposte secche, quasi a monosillabi, sempre cortesi, mai sopra le righe, mai infastidite e pure un po’ fastidiose come quelle dell’ultimo Gasperini.
Anche in questo caso, niente di fenomenale, niente che dà titoloni, niente che fa gridare al miracolo dialettico. Però, con la forza della semplicità e della serietà, Ballardini mi ha conquistato. Soprattutto con due frasi. La prima, quella sul colloquio con i giocatori: «Ho parlato con loro» ha detto, e sembrerebbe l’abc, ma qualcuno dei rossoblù confida che gli sembra di essere capitato nel migliore dei mondi calcistici possibili, in un’altra dimensione.
Ballardini capita bene in un mondo della comunicazione rossoblù guidato da un gentiluomo come Dino Storace, affiancato da Pietro Pisano e da un gruppo di girls che trasformano Marassi ogni partita in una sorta di sfilata di miss: dalla nostra Danila Bavastro all’eterna fidanzata dello stesso Dino, una delle donne più belle del mondo. E lo stile nei rapporti con la stampa è forse il particolare più bello che accomuna il derby genovese che, anche sulla sponda blucerchiata, può contare su un professionista con i controfiocchi e i controqualcosaltro come Alberto Marangon.
Scusate la (meritatissima) digressione. E passiamo alla seconda frase doc di Ballardini, oltre a «Ho parlato con loro». Il tecnico rossoblù ha spiegato: «Ho trovato un gruppo sano, ragazzi per bene che si rispettano. Sono stati ben educati, difficilmente si trova un gruppo così».
Non so cosa farà il Genoa domani a Cagliari. Ma, così, Ballardini ha già vinto. E Preziosi con lui.