"La ballerina? A terra per prima con i bagagli e l’abito da sera"

<div>L’istruttore di fitness della nave racconta della ragazza moldava: "Si è messa subito in salvo. Sapevamo che stava con il comandante"</div>

«Ciro, il primo ufficiale, ci ha detto che per tre volte ha ripetuto al comandante “siamo troppo vicini agli scogli”. Poco dopo l’impatto lui e altri ufficiali hanno insistito con Schettino perché ordinasse subito l’abbandono nave, ma non l’ha fatto. Ed è tutto registrato sulla scatola nera». Il racconto a Il Giornale è di Alexandru Banescu, un romeno di 25 anni, imbarcato sulla Concordia come istruttore di fitness. Il primo ufficiale è Ciro Ambrosio. Dopo averlo visto a bordo mentre dava ordini e cercava di mettere in salvo i passeggeri, Banescu l’ha ritrovato a Grosseto nell’albergo che ospitava l’equipaggio sopravissuto al disastro. «Abbiamo chiesto a Ciro cosa era successo in plancia e lui ce l’ha raccontato dicendo che la scatola nera aveva registrato tutto» spiega Banescu al telefono dalla Romania.

Alle nove di sera del 13 gennaio il giovane romeno partecipa sul ponte 11 a una riunione sull’emergenza tenuta da «Andrea, l’ufficiale addetto alla sicurezza». Viene spiegato cosa bisogna fare in caso di incendio o di abbandono della nave. Tutto si conclude 5 minuti prima dell’incagliamento. «Sul primo momento restiamo in attesa di ordini, senza capire cosa era veramente accaduto - spiega l’istruttore -. Solo dopo ho saputo che si erano resi conto subito dell’allagamento della sala macchine chiedendo al comandante di evacuare la nave». Non vuole tirare tutta la croce addosso a Schettino ed è convinto che l’ancoraggio sia servito a evitare una tragedia peggiore. Ma osserva «che il segnale di evacuazione è arrivato troppo tardi. Ci siamo diretti ai posti assegnati aiutando i passeggeri. Una donna senza salvagente aveva paura e le ho dato il mio».

Banescu sbarca sano e salvo verso l’una di notte e già circola la voce «che il capitano è sceso con una delle prime lancie di salvataggio». A terra trova Ciro, completamente fradicio, «perché a bordo si era immerso nell’acqua per salvare la gente». Il sopravissuto racconta che «un mio collega romeno, Kalimak Rareschniku, è stato sulla nave fin quasi all’alba e aiutava i passeggeri. Con lui avrebbe dovuto esserci il capitano, che deve abbandonare la nave per ultimo».

Quanto a Domnica Cermotam, la moldava sospettata di essere molto vicina al capitano, l’ha vista sul molo «con i suoi bagagli che non so come è riuscita a mettere in salvo, noi abbiamo perso tutto, compresi i documenti». La biondina era sempre elegante. «Non mi interessa quali fossero i loro rapporti, ma l’equipaggio sapeva che stava con il comandante» sostiene B?nescu. Durante una crociera, quando lavorava come hostess, Domnica è stata vista tornare a bordo da sola con Schettino, dopo una sosta in porto. «Forse erano solo amici, non stavano abbracciati, ma gran parte dell’equipaggio era convinto del contrario», racconta il giovane romeno.

Elena Serra, un’altra donna di bordo, commissario con i gradi di terzo ufficiale che certo non è finita in questo giro di gossip, ieri all’Ansa ha fornito altri particolari. La notte del naufragio ha telefonato almeno cinque volte al ponte 8, quello di comando dove avrebbe dovuto esserci Schettino, e «non c’era nessuno. Non mi sento di giudicare, certo resto perplessa». E poi ha aggiunto: «Se ci sono venti persone disperse, vuol dire che una parte della squadra non ha funzionato bene».

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