Ballerini punto fermo del ciclismo Adesso basta con il precariato

A l momento, il maggiore riconoscimento raccolto dal cittì Ballerini resta l'invito a cena del collega dorato Marcello Lippi. Il mondiale del pallone ha chiamato il mondiale della pedivella subito, all'indomani del trionfo austriaco, dimostrandogli tutta l'ammirazione per il capolavoro di squadra e svelandogli che per vedere la gara ha disertato gli stadi. L'appuntamento è per quanto prima al tavolo di un buon ristorante, davanti a un mezzo bicchiere di vino, scambiandosi reciproche emozioni.
Inutile dire che Ballerini ha ricevuto tante altre chiamate, ma che ne meriterebbe soprattutto una: quella del suo datore di lavoro, la Federciclo. Al momento, invece, al di là di grandi pacche sulle spalle e generiche rassicurazioni, non risulta altro. Eppure, basterebbe una semplice mossa: la convocazione a Roma per mettergli sotto il naso un contratto. Non che adesso sia senza: l'ultimo che gli hanno concesso, durata un solo anno, scade a dicembre, per la cifra netta di ottantamila euro. Ma è un po' pochino. Non la cifra: la fiducia. Non sono molti gli sport che possono vantare un cittì capace di vincere due ori, un'Olimpiade e medaglie di contorno in sette missioni affrontate. Altri sport lo legherebbero a vita. Il ciclismo? Il ciclismo è uno zoo particolare, dove valgono regole particolari. Una su tutte, osservata rigorosamente da tutti: primo, facciamoci del male. Se non è possibile, almeno complichiamoci la vita.
Così, siamo al punto che un tecnico preparato, serio, rigoroso, tra l'altro una faccia presentabile e rispettata in tutto il mondo, sta ancora aspettando di sapere cosa fare da grande. Al suo posto, un altro potrebbe trastullarsi con la collezione d'oro e salutare la compagnia nel momento del massimo successo. Come Lippi, appunto. O come Schumacher, per certi versi. Ma Ballerini è in una posizione un po' diversa: è ancora molto giovane, ha ancora gli entusiasmi dell'esordiente, ama tremendamente la sua ammiraglia azzurra. Dunque, è difficile che possa concedersi il gesto nobile e clamoroso. Più facile che aspetti con ansia la chiamata. E allora facciamogliela, questa telefonata. Mentre il tifoso Prodi prepara il solenne ricevimento della spedizione azzurra a Palazzo Chigi, la Federciclo potrebbe pure darsi una mossa. Il direttore generale Silvio Martinello, che per lungo tempo ha cullato il sogno di sostituire Ballerini con un suo fedelissimo (Cassani, Fondriest, Argentin), è comunque uomo intelligente. Sa capire le situazioni, sa distinguere simpatie personali dalle esigenze superiori. Data l'eccezionalità del momento e dell'evento, lui e il presidente Di Rocco possono tranquillamente accelerare i tempi. Il contratto scade a dicembre? Bene, in fondo è un anticipo di qualche settimana: adesso, a euforia in corso, Ballerini va chiamato, ringraziato e pregato di restare. Ma non per un solo anno ancora. In questa stagione di bufere, c'è estremo bisogno di qualche punto fermo. Ballerini e il suo modo d'intendere l'azzurro sono tra questi punti fermissimi. Allora basta con le chiacchiere. Basta con il precariato. Bisogna legarlo alla causa con un progetto, non a gettone, non a termine. È evidente, nessun contratto a vita. Basta molto meno. Diciamo due anni, così da comprendere anche Pechino 2008. Potremo persino dimostrare, una volta almeno, che la gratitudine è di questo mondo.