La Ballestra tiene la penna in due staffe

Com’è dura, la vita, per chi ha la testa nella Costituzione italiana - adesso per darle un’aria più sportiva e british va di moda chiamarla, semplicemente, «la Carta» - e il cuore nella beat generation! Ma Silvia Ballestra deve decidersi. Cosa vuol fare da grande, la bad girl o la pasionaria, l’intrippata o l’engagé, la ragazza pop o la raffinata umanista di sinistra? Si può scrivere «Però in ’sto momento...» e una pagina dopo «... ancorché intrigante nel suo dadaismo» e non sentirsi un tantino scisse? Senza contare che stavolta la dissociazione mentale, la schizofrenia, l’Ich-Spaltung comincia dal titolo, Piove sul nostro amore (Feltrinelli). Che pare rubato a Modugno («... ma piove piove/sul nostro amor»), come azzarda Ranieri Polese sul Corriere della Sera, e invece probabilmente è tratto da un film omonimo e non eccelso di Ingmar Bergman, datato 1946: è la storia di una gravidanza resa problematica dalle ipocrisie sociali e terminata con un aborto.
Tanto fa lo stesso, gli armadi della Ballestra per noi restano due; e due le biblioteche, due forse anche le rubriche degli indirizzi. Accettare un invito nientepopodimeno che dal Quirinale? Sì, ma solo perché è l’8 marzo, e comunque «inforco anche un paio di Persol». E se gli occhiali neri non dovessero bastare a neutralizzare la botta di mondanità? In questo caso urge un accostamento scanzonato: «Le buste bianche indirizzate a noi donne dal presidente della Repubblica risultano più preziose dei biglietti di Willy Wonka per la visita alla Fabbrica di Cioccolato». Perfetto, missione compiuta. E quel «noi donne»: che commozione! La famosa solidarietà femminile che credevamo seppellita dalle supermodels degli anni ’80 e mai più risorta... Riuscirà a contrastare «il clima un po’ scazzato e preoccupato» del Quirinale? Magari con l’aiuto di un paio di cioccolatini...