Il ballo dei «perché?» «Per essere se stessi»

«Io sono veramente pazzo». Con queste parole Daniel Ezralow apre la presentazione del suo nuovo spettacolo Why be extraordinary when you can be yourself. Il resto è un effluvio di «perché», di domande che restano, volutamente, senza risposta. Eppure, il messaggio lanciato dal ballerino e coreografo americano è chiarissimo: nella società contemporanea troppo spesso la vita si muove al ritmo del «devo». Devo essere il primo, devo essere il migliore, devo vincere. Ma, suggerisce Ezralow, non è forse meglio essere semplicemente se stessi? Fin qui il messaggio di fondo. Ma come veicolare quest'idea con il ballo e con la musica? Portando in scena la follia, la gioia, ma anche il dolore, le idee, le occasioni che si manifestano, le scelte che ne conseguono - in una sola parola tutto ciò che ci rende umani -, ed esprimendolo attraverso la danza, la forma d'arte più istintiva e ancestrale. Difficile strappare al coreografo qualche anticipazione in più sullo spettacolo: «C'è un filo rosso che lo attraversa e che lega il mondo rigido, quello dell'omogeneità, a quello flessibile dove viene valorizzata la dimensione individuale» è l'ermetica descrizione di ciò che accadrà sul palco. Unico dato certo è l'invenzione, che guiderà la scena legando i vari quadri senza interruzioni e prendendo spunto dalla quotidianità della vita, del lavoro, della ricerca. Molto sarà comunque lasciato alla creatività dei ballerini, tra i quali giovani alle prime armi nel mondo dello spettacolo.
Ezralow, infatti, ha scelto di unire ad un team di professionisti anche quattro ragazzi provenienti dall'officina formativa di Amici, la trasmissione televisiva in cui giovani talenti studiano e lavorano alla ricerca di un'affermazione artistica. Nessuno scandalo nell'affiancare novizi a ballerini di lungo corso perché, spiega il coreografo, spesso anche la professionalità può essere una gabbia, mentre «io chiedo ai miei collaboratori di fare un passo indietro, di dimenticare quell'etichetta». Ai ragazzi di Amici, invece, ha chiesto semplicemente di rappresentare se stessi. Un ritorno allo stato di natura, per dirla con Rousseau. O, senza scomodare la filosofia, semplicemente un inno alla vita. Non è un caso che, tra i brani musicali che accompagneranno lo spettacolo (dai Beatles a Vangelis, passando per Big Bad Voodoo Daddy e Cherry Poppin' Daddies), quello scelto per il promo sia Beautiful day degli U2, una canzone bellissima secondo Ezralow perché fa pensare ad «una finestra aperta su un mattino di sole». Nessuna indiscrezione sui criteri di scelta dei giovani ballerini: «Mi piace osservare la gente, come si comporta, come reagisce a determinati stimoli - spiega -. Non scelgo solo in base alle capacità tecniche, ma mi lascio guidare da un insieme di cose». Un concetto che chiarisce con un semplice esempio: «Una mattina mi va di mangiare uno yogurt, un'altra un croissant; si tratta di una semplice scelta, che non implica necessariamente un giudizio». Metafore d'artista che non ama vestire i panni del giudice o dell'insegnante, ma, guarda caso, preferisce stare nei suoi.
Why. Teatro Ventaglio Smeraldo, dal 26 aprile al 20 maggio. Martedì, giovedì, venerdì, sabato e domenica
Biglietti 18-36 euro (più prevendita)