Ballottaggi, ora il Fatto bacchetta anche Grillo: Pisapia non è la Moratti

Grillo lascia la libertà di voto ai suoi elettori e il Fatto non ci sta: "Non sono tutti eguali i candidati"

Una volta era il guitto preferito alla sinistra, ora è solo un grattacapo. La metamorfosi di Grillo è un fenomeno tutto politico ed elettorale: finché girava i palazzetti insultando Berlusconi e parlando di motori che funzionano con l'olio di colza andava bene, anzi era un profeta. Poi gli è venuta l'idea di entrare in politica con il suo movimento Cinque stelle e tutto si è complicato. In quale elettorato pescherà il comico genovese? Ovviamente in quello della già anemica sinistra. E il sorriso dei piddini inizia già a inarcarsi verso il basso: Grillo ha smesso di far ridere.

Ora, dopo i vertici del Pd, anche il Fatto inizia a bacchettare i grillini. Una novità, dato che il quotidiano di Padellaro sin dall'inizio ha sempre fiancheggiato l'impresa politica del comico. Ma oggi, con un fondo firmato da Flores d'Arcais, il giornale prende la mira e bacchetta Grillo. Qual'è la colpa che gli imputano i "giudici" del foglio di Travaglio? Aver lasciato libertà di voto ai propri elettori per i prossimi ballottaggi, sostenendo l'antica linea dell'antipolitica per cui uno sfidante vale l'altro. Eh no caro Grillo, bacchetta D'Arcais, "non è vero che sono tutti eguali. Non è affatto indifferente se il sindaco di Napoli si chiamerà Gianni Lettieri, sostenuto dall'onorevole in odore di camorra Cosentino, oppure Luigi de Magistris, sostenuto dalla società civile della città". Va da sé che se l'Idv è la società civile il suo antagonista non può che rappresentare gli incivili.

Poi, tra una citazione di Metastasio e un richiamo professorale all'ordine, D'Arcais va giù col bastone e passa all'analisi secondo una nuova scienza: la matematica del Fatto. Ecco l'equazione: "Se davvero tutti fossero eguali sarebbe indifferente avere al Qurinale Giorgio Napolitano o il compagno di merende Putin e Gheddafi". Sviluppando il quesito: se Napolitano sta a Pisapia, Gheddafi a chi starebbe? Alla Moratti? Una follia. Ma tutto fa brodo perché c'è da combattere un regime, come Flores D'Arcais ama ricordare: "Se fosse indifferente chi vincerà domani a Napoli e Milano e dopodomani alle elezioni politiche sempre più vicine, non avrebbe senso parlare e aver parlato di regime, lottare e aver lottato contro il regime. Quello di Berlusconi sarebbe semplice malgoverno non più putrido del Caf di una generazione fa". E poi, ovviamente, arriva l'accusa delle accuse, quella immancabile, il bollino doc che va su ogni articolo anti Cav: "Invece è un progetto di fascismo postmoderno in piena regola". 

Il monito lanciato a Grillo è chiaro: noi non siamo come loro, non dirlo nemmeno per scherzo. La minaccia implicita è pesantissima: la scomunica dall'Olimpo degli anti berlusconiani duri e puri "Al centro sinistra non faremo sconti, criticheremo ogni inciuco e ogni omissione di lotta. Ma i loro elettori e i loro militanti non sono affatto eguali cloni delle santanchè e degli stracquadanio". Se questa è la società civile...