Ballottaggio al veleno in Iran: il nazionalista canta vittoria

L’integralista Ahmadinejab in testa contro l’ex presidente Rafsanjani. Il ministero degli Interni parla di voti irregolari


L’incubo arriva alle due di notte, trapela come un sussurrio lieve dagli uffici del ministero degli Interni dove qualche ora fa è iniziato il conteggio dei voti per il ballottaggio presidenziale. Il sindaco di Teheran Mahmoud Ahmadinejad, l'ex ardito dei pasdaran che sogna di riportare il Paese alla sua purezza rivoluzionaria, è in testa. Voci incontrollate e incontrollabili lo danno in vantaggio con il sessanta per cento dei voti. Il dato riguarda appena tre milioni e mezzo di voti scrutinati, ma non è un dato di parte. Il ministero, controllato dai riformatori, smentisce le indiscrezioni del Consiglio dei guardiani, deus ex machina del potere conservatore, che danno il falco nero trionfante e l'ex presidente Hashemi Rafsanjani sconfitto con un largo margine di voti. E comunica che l’ex capo dello Stato era in vantaggio con il 52,9%. Ma nell’entourage del riformista sono in pochi a crederci, sebbene il responso definitivo sia ancora assai lontano. Restano da contare almeno 25 milioni di voti e in teoria Rafsanjani potrebbe ancora farcela.
Ma lo spettro di una vittoria degli ultraconservatori turba il sonno dei riformatori. Quello spettro s'era palesato già ieri mattina. Aveva le sembianze di una lunga coda nera. Erano madri, nonne, figli e nipoti. Tutte con lo chador, tutte pronte a votare Ahmadinejab. Per i votanti in fila al seggio di piazza Qorresan, nel cuore di Teheran sud, Ahmadinejad non era un pericolo, ma un protettore, un Robin Hood capace di tagliare i privilegi dei più ricchi. Così almeno lo descrivono Fatima e Mariam da dentro i loro lunghi chador. «Perché dovremmo aver paura di lui, Ahmadinejab è uno di noi, non ha approfittato del potere e ha rispettato tutte le promesse. Solo lui può aiutarci a cambiare le cose».
E lui, il falco nero che ripete di voler mettere un limite agli «eccessi di libertà» diffusisi negli ultimi anni, conferma la volontà di «dare inizio a una nuova era». Comunque vada e chiunque vinca questo ballottaggio non verrà certo dimenticato. L'orario di chiusura dei seggi previsto per le 19 è stato prorogato per cinque volte di seguito e le operazioni di voto si sono prolungate fin dopo le 23, anche se alla fine era andato alle urne solo il 47% degli elettori.
Se i sostenitori di Ahmadinejab sperano in una maggior giustizia sociale quelli di Rafsanjani si battono per difendere le risicate libertà e gli esili diritti civili conquistati durante i due mandati del presidente uscente Mohammed Khatami. «Siamo costretti a votare per Rafsanjani anche se non ci rappresenta perché l'alternativa è un regime simile a quello dei talebani. Speriamo solo che i brogli non rendano tutto inutile», sospira Taranè, una studentessa di lettere avvolta da un leggero e aderente camicione bianco, sandali senza calze e un colorito foulard appoggiato a una chioma in fuga. Purtroppo per Taranè i segnali non sono incoraggianti. Già ieri pomeriggio il ministero degli Interni di Teheran segnalava brogli e manovre sospette. «Abbiamo ricevuto numerosi rapporti riguardanti azioni illegali e intrusioni d'individui non autorizzati nei seggi» confermava ieri pomeriggio il portavoce Jahanbakhsh Khanjani annunciando la chiusura di sei sezioni. Poco dopo il Consiglio dei guardiani, lo stesso organo non elettivo che una settimana fa decretò con largo anticipo la vittoria di Ahmedinejab, smentiva le notizie di brogli, imponeva la riapertura dei seggi bloccati e intimava al ministero degli Interni di non diffondere notizie allarmanti.
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